Il profumo di Patrick Suskind

Il mio rapporto con i libri e con le librerie è molto stretto, viscerale, continuo e mai interrotto. Adoro leggere, adoro gli scaffali e adoro passare lunghi momenti in quei regni della carta stampata. Entro spesso in negozio con idee su quello che devo comprare, ma quasi mai mi limito solo a quelle. A volte le idee sono confuse, non ho deciso nulla, entro e lì metto ordine tra la mia confusione.

In ogni caso, però, mi piace passeggiare tra le corsie, sfogliare e farmi un’idea di quello di nuovo che c’è in commercio e di quello che c’è di vecchio ma non ho ancora letto.

Il libro di cui vi parlerò ora ha sempre catturato la mia attenzione, perché è ormai un best seller mondiale e perché ne avevo sentito parlare da diverse persone. Non ricordavo la trama, e la mia curiosità nei suoi confronti è rimasta sempre un po’ sommessa a causa del fatto che mi sembrava un testo commerciale, banale, proprio perché troppo frequentemente sulla bocca di tutti. L’ho comprato soprattutto perché era in offerta (avevo già in mano libri di due dei miei autori contemporanei preferiti) e perché, da inguaribile curiosa quale sono, è difficile che qualcosa di tanto popolare mi sfugga: devo leggere e guardare per poter anche io commentare.

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Ebbene, la lettura è finita. In breve la trama: Jean- Baptiste Grenouille nasce nel 1738 a Parigi, sua madre lo abbandona immediatamente e lui cresce in affidamento, per poi diventare prima un garzone di un conciatore e poi quello di un profumiere. È qui che dà il meglio di sé, perché è qui che può esercitare la sua più grande e unica dote: quella di sentire tutti gli odori. Il suo olfatto infallibile e fuori dal comune gli permette di farsi strada, ma questa stessa enorme capacità lo porterà a compiere delitti. Senza fare spoiler, mi fermo qui.

Il libro nel complesso non mi ha fatto impazzire, l’ho trovato gradevole ma non eccezionale. A tratti lento, altre volte incalzante ma senza mai spiccare il volo.

Due sono state le domande che mi sono fatta:

  • Perché ha avuto così tanto successo?
  • Che cosa ha voluto dire l’autore?

La prima domanda è senza dubbio la più complessa ed è la questione che ad ogni film e ad ogni libro mi pongo. Per darmi una risposta inizio cercando di individuare i punti di forza della creazione. Ed è così che proverò a fare ora, con un libro che ritengo piacevole ma non geniale.

Senza dubbio Il profumo ha dalla sua un’ambientazione che aiuta: la Francia del diciottesimo secolo. La prima parte, che più che Grenouille ha come protagonista Parigi, ha il sapore tipico della narrazione francese. Da subito mi ha ricordato le voci fuori campo, quelle di Truffaut, e sono riuscita a immaginare strade, volti e anfratti della capitale francese. Senza dubbio l’autore è facilitato dalla produzione letteraria e cinematografica, da un sentire e un sapere collettivo che aiutano con semplicità a ricostruire l’ambientazione.

Descrizioni che subito richiamano qualcosa di conosciuto, senza dubbio, e sensazioni e emozioni che anch’esse ricordano il già vissuto o che facilmente possono essere ricondotte a un qualche archetipo. Attenzione, non sto denigrando o sminuendo, ma casomai affermando che l’autore è riuscito in modo semplice ad arrivare al lettore.

Pensiamo a Baldini ad esempio. Il vecchio profumiere, primo datore di lavoro di Grenouille è invidioso del giovane garzone e degli altri profumieri, vuole vincere sul mercato, vuole produrre quasi ad ogni costo. Eppure è umano, è vicino a noi, perché pensa e agisce come molti di noi farebbero, senza assolutamente alcuno scandalo.

Lo stesso protagonista, altro non è che un uomo solo, abbandonato da tutti, non è piacente fisicamente e neanche caratterialmente, non è empatico e vive una profonda solitudine. Nessuno degli altri personaggi lo sopporta o gli vuol bene, e la stessa cosa vale per il lettore. Grenouille non ha odore nella sua dimensione e non lo ha nella nostra. È un inetto, uno sfortunato. L’autore riesce a rendere questa idea dell’isolamento ed è forse questo che piace molto al pubblico, il fatto di disprezzare un uomo per la sua non essenza ma allo stesso tempo di non farlo troppo per le sue fortune. Il libro piace perché tutti sanno che si sta parlando di incomunicabilità, di difficoltà a vivere al fianco degli altri per un qualsivoglia motivo.

Questi i punti forti del libro e una sorta di risposta alle mie fameliche due domande.

Come ho detto poco prima però, il libro non è stato entusiasmante e sebbene riconosca all’autore dei meriti, altrettanti sono i demeriti o meglio, quello che a me non è piaciuto.

Grenouille cerca nei suoi delitti quello che lui non possiede: l’odore. Uccide giovani donne in modo maniacale, anche se l’autore non riesce mai veramente a creare l’atmosfera del delitto, né nel prima né nel dopo. I delitti accadono e basta. Non ci sono fasi preparatorie, Grenouille non sente pulsioni particolari prima di commettere gli atti criminali. Non vengono descritte le sue sensazioni o emozioni nei confronti dell’atto o delle vittime o almeno non con il pathos che ci si aspetta. Il lettore non viene neanche minimamente messo alla prova o ingannato. L’autore avrebbe potuto descrivere come infatuazione amorosa per la vittima la fase preparatoria al delitto o come un ossessione, non per cliché ma per provare forse a mettere fuori strada chi legge. Invece niente, alcune cose succedono quasi in modo inspiegabile, in una sordina che non stupisce.

Tutto il romanzo è pervaso da alcuni grandi temi: la solitudine, l’inettitudine, la grettezza di alcuni comportamenti umani, l’assenza di amore per gli altri e di amor proprio. Tutti questi temi sono facilmente individuabili, ma mai forse realmente approfonditi e non solo, non sembra mai che ce ne sia uno principe, uno immediatamente presentabile come quello portante, come il vero messaggio del libro. Questo potrebbe non essere un problema, certo, ma lo è quando tutto sembra lì solo per far piacere al pubblico, per mettere più carne al fuoco. Ma a me, questa carne, sembra poco cotta e di conseguenza un po’ indigesta.

Questa mancanza di profondità è riscontrabile con forza nel finale, una chiusa eccessivamente sbrigativa e che sembra buttare via anche gli spunti riflessivi sparsi in tuto il resto del romanzo. Il tutto si conclude con una sorta di orgia surreale e inaspettata, quasi alienante, che redime l’assassino Grenouille da tutti i suoi mali. Anche qui, il messaggio è chiaro, ma tutta questa chiarezza mi lascia insoddisfatta e pensante: non sarebbe stato meglio complicare e rendere più articolato il tutto? Il lettore è di solito molto più esigente e volenteroso di fermarsi e rifermarsi a pensare di quanto si pensi…

6 Commenti

  1. giusymar 6 marzo 2016
    • Cicale Chic 6 marzo 2016
      • giusymar 6 marzo 2016
        • Cicale Chic 7 marzo 2016
  2. Manu - Luoghi d'Autore 6 marzo 2016
    • Cicale Chic 7 marzo 2016

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