Cinquanta sfumature de che?

 

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È passato un anno da quando nei cinema è sbarcato Cinquanta sfumature di grigio. Poco meno di un mese fa, è stato trasmesso in prima serata TV. La trilogia di E. L. James infesta le librerie divenendo fenomeno di culto sulla bocca di tutti, e mille e mille articoli, recensioni, dibattiti hanno seguito questa serie di romanzi divenuti film. Il mondo, oggi, pare dividersi in due grandi spaccature: quelle che amano Cristian Grey e quelle che ripudiano quest’opera manco fosse il demonio.

Noi Cicale Chic siamo personcine curiose. Siamo fautrici dell’idea che, prima di giudicare qualcosa, tocca guardarla, pensarci. Spesse volte le nostre recensioni di libri e film sono lente ad uscire perché, una volta finito di leggere/guardare qualcosa, necessitiamo di un periodo di digestione. E demoliamo quello che ci piace, figuratevi quello che non ci piace. Quindi, pur con le sopracciglia parecchio inarcate, ci siamo apprestate a leggere il libro e guardare il film.

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Premettiamo che abbiamo visto prima il film, e guardate, non eravamo nemmeno tanto prevenute. Anzi, ci poteva fregare, perché la Cicala Claudia in particolare ha un inguaribile, assoluto amore per i villain. Furfanti, canaglie di cui si innamorano dolci donzelle. La Bella e la Bestia, insomma. Almeno cinematograficamente parlando. Iniziata con il mago Jareth di Labyrinth, tale passione vede il suo culmine in uno dei film che in assoluto ci piacciono di più, che abbiamo visto mille volte e mille volte rivedremo: Dracula di Bram Stoker. Ci sciogliamo ogni volta che il conte Dracula (Gary Oldman), sfiora il viso di Mina (Winona Ryder) per dirle “ho attraversato oceani di tempo, per trovarti.

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Dracula di Bram Stoker. L’amore tra il conte che beve sangue e l’ingenua Mina è una romantica, dolcissima, stupendamente sceneggiata storia d’amore con il cattivo ragazzo di turno…

Adoriamo Tim Roth in Rob Roy (performance che gli valse la nomination all’Oscar) nella parte del bastardissimo Cunningham. Adoriamo Al Pacino ne L’Avvocato del Diavolo, Alan Rickman nelle vesti dello sceriffo di Nottingham (contro quel dottor Pivetta di Robin Hood), Hopkins ne Il silenzio degli innocenti, Waltz in Ingloriosus Bastards, e ancora Hardy in Revenant, Hiddleston in Avengers (maddai, Cicala Claudia, non l’avremmo mai detto). Insomma, più sono perfidi, cattivi, pazzi da legare, più al cinema ci piacciono.

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Uno sguardo, un perché.

Siamo anche fermamente convinta che, come disse qualcuno che proprio non ricordiamo, “le uniche trame originali sono l’Iliade e l’Odissea,” pertanto tutto ciò che leggiamo e vediamo è, in un certo qual modo, rielaborato e ispirato ad un’altra opera. Dunque, ecco a voi Cinquanta sfumature di grigio se, come il Soldato d’Inverno, vi hanno tenuti in ibernazione negli ultimi dieci anni.

Prima di iniziare a parlarvi delle Cinquanta Sfumature, tuttavia, permetteteci una captatio benevolentiae in totale stile classico. Tu, lettrice o seguace che ami Jamie Dornan e Christian Grey, che hai adorato il libro della James e pure il film, leggi fino in fondo questa recensione. Noi non ce l’abbiamo né col personaggio né con l’attore. Anzi, il paragone cui sottoponiamo Dornan è impari (Oldman, Roth, Rickman, Pacino, Hopkins), e uno dei motivi per cui non apprezziamo Grey, come spieghiamo più avanti, è la cattiva e sciatta caratterizzazione cui è stato sottoposto il personaggio sia nel libro che nel film.

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Al, o il carisma.

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Hopkins nella parte di Hannibal Lecter. Il rapporto intensissimo che crea, solo con una manciata di minuti di dialoghi, con la Foster è passato alla storia del cinema.

Non è un caso, del resto, che Cinquanta sfumature di grigio abbia spopolato ai Razzie Awards, risultando vincitore nelle categorie peggior film, peggior attore protagonista (Dornan), peggiore attrice protagonista (Dakota Johnson), peggiore coppia sullo schermo e peggiore sceneggiatura.

La trama, in sintesi. Cosa succede se una Cenerentola verginella dei nostri giorni s’innamora di un principe azzurro ricco sfondato con l’hobby del bondage?

 

Un lessico stitico (ma non solo)

Anastasia Steele è una giovane laureanda in letteratura inglese che racconta in prima persona il suo incontro col giovane e rampante milionario Cristian Gray. Se avesse usato anche lei ogni tanto un aggettivo diverso da “freddo,” “bello” e “sexy” per il protagonista della vicenda, avrebbe contribuito a renderlo un pochino più affascinante ai nostri occhi. Ma andiamo con ordine. Il narratore è interno e omodiegetico: l’unico punto di vista che conosciamo è quello di Anastasia, che parla in prima persona e al presente: questo espediente dovrebbe avvicinarci alla storia, rendendoci partecipi, ma perde in forza per il lessico sciatto che pervade questo romanzo. Saltando a piè pari sulla “dea interiore”, banalmente chiamata da noi comuni mortali coscienza o super-io, andiamo a vedere come parla e, soprattutto, pensa la nostra fanciulla. Ebbene, depressione. Frasi stentate, prive di un qualsivoglia ragionamento. Il sottotesto è pressoché inesistente e nel libro l’acidità di Anastasia viene scambiata per arguzia.

Scolpisci anche tu con l’accetta un personaggio!

Ci aspetteremmo che Anastasia, studentessa in letteratura, sia colta e riservata. Ci aspetteremmo che il suo modo di esprimersi sia consono ad una giovane donna che dovrebbe fare della scrittura e della comunicazione il suo pane quotidiano. Dovrebbe, quindi, avere una buona se non ottima conoscenza di romanzi e opere inglesi. L’unico libro di cui parla, curiosamente, è Tess dei d’Uberville. Diciamo curiosamente perché mai un accenno viene fatto ad altri – più noti, almeno da noi, capolavori della letteratura come Jane Eyre, Wuthering Heights, Pride and Prejudice. Potrebbe essere che si è fissata, d’accordo Usiamo tutti questi dovrebbe, perché Anastasia non ci regala mai una battuta pungente, o ironica, o intelligente.

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Le sue frasi sono di circostanza, i suoi ragionamenti banali, ossessivamente puntati verso Christian. Che, tra l’altro, è descritto malissimo. E per fortuna che noi lo vediamo grazie allo sguardo di Anastasia! La Steele, che ha le proprietà linguistiche di una bambina di otto anni e ragiona come ne avesse quindici – chiedendo scusa alle quindicenni, ci mostra un Grey che è semplicemente freddo, sexy, bello, ricco, vestito con abiti firmati. Stop. Per il resto, non si muove. Non riesco ad immaginarmi con che tono dovrebbe dire qualcosa, né se sorride o inarca le sopracciglia. Insomma, è immobile, non riesce ad acquistare volume sulla carta, e questo rende le sue battute spesso buffe, fuori contesto. È un goffo tentativo di avvolgerlo in una cappa di mistero, questa, che invece lo soffoca. Molti meme sui social network ironizzano che, se il bel Christian anziché il miliardario dotato di jet privato fosse stato un meccanico disoccupato, un ragioniere, uno studente fuoricorso, un commesso del McDonald, o vattelapesca, Anastasia gli avrebbe regalato uno dei più sonori due di picche della letteratura mondiale. Perché, parliamoci chiaro, l’unica cosa che rende leggermente figo Christian sono i soldi.

Beh, direte voi, è naturale che sia così. Non sono ricchi signori anche il principe azzurro di Cenerentola e la Bestia di Bella? Sì, vi rispondiamo noi, ma è possibile rendere un personaggio figo e affascinante anche se non gli mettete sotto le natiche un elicottero. O se è povero in canna, per dire. Dite che non è così?  Il buon Jack Dawson, in Titanic, è povero ma bello; William Wallace, in Braveheart, è un contadino scozzese con una capanna un po’ triste, nell’ultimo dei Mohicani Daniel Day Lewis, come avrebbe detto mia nonna, non aveva gli occhi per piangere – a parte il lungo fucile da caccia.

Cinquanta Sfumature di grigio o la storia di un innamoramento frettoloso

In Cinquanta Sfumature di Grigio Anastasia non si pone domande né su Grey, di cui ovviamente si innamora in modo disperato né, cosa ancora più grave, su se stessa. Eppure, per amor suo, rinuncia anche a talune libertà personali. Non ci riferiamo ai regali in abiti né alla stanza che le dona nel suo appartamento, ma all’invasiva visita con la propria ginecologa di fiducia (badate bene, di Christian, non di Anastasia). E lei? Cotta di Grey e provando per lui una irresistibile attrazione fisica, in sostanza desiderosa soltanto di finirci a letto, non si pone nessun tipo di domande, remora o dubbio, nemmeno riguardo alla propria verginità, mantenuta fino alla ventina abbondante. E questo è l’altro, grossissimo problema. Anastasia non resiste a Grey per poi cedere e risalire dall’abisso. Anastasia non si pone il problema di cedere.

Cosa intendiamo? Spesse volte, nei romanzi, il protagonista ad un certo punto desidera sopra ogni cosa avere un rapporto sessuale con un altro personaggio. Altrettanto di frequente, questa unione è ostacolata dalla presenza di convenzioni sociali o altri amori. Gli autori, a questo punto, si sperticano in pagine e pagine di brucianti e appassionati ragionamenti, colmi di ardente desiderio, fino a far capitolare l’eroe nel vortice delle passioni per vivere o essere inghiottito. Ci riferiamo, nella fattispecie, alla disperata attrazione di Frollo verso Esmeralda nel Notre Dame de Paris, o alla Lady Chatterley che cede al guardiacaccia, ma anche a Ferrante che, nella tetragonia dell’Amica Geniale parla spesso di desiderio femminile e di amore. Anastasia, che non ha mai avuto rapporti completi con un uomo, non esita un momento a gettarsi nelle braccia di Grey (che, per dovere di cronaca, mai mente sulle sue reali intenzioni, questo almeno glielo dobbiamo).

Gli aggettivi, questi sconosciuti

Al lettore di questa pazza, pazza recensione non dovrebbe venire in mente questa domanda, dato che abbiamo espresso in più punti quali sono secondo noi, in pratica, i possibili accorgimenti che l’autrice e gli sceneggiatori avrebbero potuto adottare per migliorare quello che ai nostri occhi è un lavoro incompleto, lacunoso e debole.

Ma la facciamo lo stesso: come si potrebbe migliorare la diffusa inconsistenza di situazioni e personaggi?

Con gli aggettivi. Con gli aggettivi. Con gli aggettivi.

È semplice, si usano aggettivi per caratterizzare. E non si usano sempre gli stessi, almeno così non fanno i grandi della letteratura o anche solo quelli che imitano i grandi. Manzoni non deve dirci molto sulla monaca di Monza, lui ci dice che “La sventurata rispose”. E noi, di Gertrude, capiamo tutto.

Anastasia, perché non mangi?

L’avete notato, vero? Noi abbiamo trovato questo atteggiamento disturbante ed inquietante, ed un filo patologico.Grey ha una sorta di ossessione per il rapporto che Anastasia ha con il cibo. Nel libro Cinquanta Sfumature di Grigio la parola “fame” ricorre per decine di volte. Christian chiede continuamente alla sua bella se ha fame, si parla del fatto che lui ha sofferto la fame, è quasi estenuante il suo non avere fame o avere una fame da lupo. Inoltre, la protagonista del romanzo viene chiamata da tutti “Ana”, come la dea adorata da gruppi di ragazze anoressiche, che la invocano e la emulano. Ana è colei che dà consigli per dimagrire, è lo stereotipo da raggiungere. A che cosa servano questi riferimenti nel libro non è chiaro, l’anoressia presunta di Steele non aggiunge nulla allo svolgersi della storia. E poi le attenzioni di Grey non sono che un mezzo molto poco raffinato di farlo sembrare in qualche modo interessato alla ragazza, di dedicarle premure che pare che l’autrice non sappia come rendere altrimenti.

“Ciao come stai?” “Zurigo” : i dialoghi improbabili

Nella Divina Commedia Dante Alighieri, scortato dalle sue guide, incontra tutta una serie di personaggi destinati nei regni dell’Oltretomba. Con loro, in pochi versi, intavola pungenti dialoghi che riescono a spiegare non solamente la storia delle anime interpellate, ma anche le emozioni ed il loro carattere. Quando si scrive un dialogo, bisogna fare estrema attenzione, poiché il dialogo ha il potere di descrivere situazioni e persone, di raccontare eventi ed emozioni. Sì, ma se è fatto bene. Uno scambio di battute irreale, a sproposito o dai contenuti inadatti al contesto, come pure una non simmetria tra gli enunciati dei diversi personaggi, rende assolutamente scialbo anche un testo ad eccezion di dialogo ben fatto. Nel libro di E. L. James, come pure nel film, l’arte del dialogo è una sconosciuta. A volte sembra di trovarsi di fronte a una parodia di qualcosa di più grande, come ad esempio di alcuni comportamenti umani vuoti, manieristici e macchiettistici. Io dico una cosa, voi mi rispondete con tutt’altro. Neanche fosse un dialogo tra pazzi o tra sordi.

L’inizio del film Cinquanta Sfumature di Grigio è esemplare. La giovane, balbettante e inesperta Anastasia deve intervistare Christian. Gli fa delle domande sciocche, lui risponde in maniera altrettanto vuota e soprattutto non sempre sembra rivolgersi alle domande che gli vengono poste. Nello stesso modo lei passa immediatamente ad un’altra domanda. Tutto sembra tagliato, messo lì tanto per far passare il tempo, perché questi devono parlare, altrimenti si sarebbe trattato di un film muto. E anche perché si dovevano far passare quei minuti per farli perdutamente invaghire l’uno dell’altra, senza un motivo neanche apparentemente spiegabile.

 

Il sesso

Moltissimi sono finiti davanti allo schermo o in libreria attirati dalla diceria che voleva 50 sfumature come un novello Sodoma e Gomorra e l’autrice come una De Sade in gonnella. Il film, più del libro, crediamo che abbia deluso chi andava alla ricerca dell’erotismo, ma anche del sesso. Le scene hot si limitano infatti a neanche una manciata e sono forse la parte più noiosa di tutta la pellicola. Non diciamo che il resto sia coinvolgente, ma perlomeno vi costringe a star sempre lì ad aspettare che qualcosa accada, migliori o ad aspettare una battuta o un nuovo personaggio da deridere per l’inconsistenza. Le scene delle Cinquanta Sfumature in cui i due si apprestano a consumare sono lente e, non essendo inserite in un ingranaggio funzionante e in una storia appassionante, non fanno alcun effetto. Personaggi di così poco spessore non accendono la lampadina nello spettatore e nel lettore, non lasciano immaginare nulla prima che si vedano pezzi di carne e non rimandano ad archetipi di trasgressione o di piacere. Il sesso accade, arriva, in modo un po’ inaspettato e senza la preparazione che meriterebbe. Non c’è il logoramento dell’attesa, non ci sono approcci focosi precedenti e neppure si vede nulla di scandaloso.

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youtube.com – cinquanta sfumature di grigio cicale chic

Ripetiamo, si potrebbe creare il tutto con le parole o con le immagini, evocando e entrando nella psiche e nel desiderio dei personaggi, attraverso dialoghi, sguardi, descrizioni, aggettivi. Oppure si dovrebbe fare un porno. Ma non ci siamo, non ci ritroviamo in nessuno dei due casi.

Non sappiamo se proviamo più disappunto per la trasposizione cinematografica o quella letteraria.

Abbiamo già detto che Cristian Gray fa suoi i tratti del villain. Dovrebbe essere il lupo che divora la piccola preda, il cattivo della situazione. E invece. Il problema di Grey – e di Jamie Dornan che l’interpreta, è di essere tutto fumo e niente arrosto. Ci spieghiamo: Grey, come abbiamo visto, è descritto sempre in maniera terribilmente banale e striminzita dall’autrice. Sappiamo che è bello, che i pantaloni gli cadono benissimo sui fianchi – e vorremmo vedere, che ha gli occhi chiari eccetera. Se ad interpretarlo avessero messo un attore più a suo agio con il ruolo della canaglia che gli toccava, forse, dico forse, avremmo potuto creare un bel film. Ma così non è stato, né è valsa a nulla la regia di una donna.

Perché pubblicare in questa giornata una recensione delle Cinquanta Sfumature?

Oggi è l’8 marzo ed abbiamo voluto omaggiarvi con questa nostra lunga recensione, pensata e voluta da mesi. Abbiamo scelto la festa della donna per vari motivi, intanto per affermare che per noi essere donna vuol dire pensare, leggere e osservare anche fuori dal coro. Ne abbiamo poi parlato perché secondo noi una donna non deve necessariamente comportarsi come Anastasia Steele, ma come vuole. E anche se le venisse in mente di innamorarsi di un Christian Grey, deve farlo con consapevolezza. Sembrerà strano, forse vi aspettavate un testo su altro, magari su grandi donne della storia oppure una nostra riflessione su femminilità, femminismo e condizione femminile. E invece no, ci piace stupirvi. Buon 8 marzo!

E voi, che ne pensate? Che ne dite? Fateci sapere se Cinquanta Sfumature di Grigio vi è piaciuto e perché, senza linciarci!

Le Cicale

Claudia e Sara

7 Commenti

  1. Laura 9 marzo 2016
    • Cicale Chic 9 marzo 2016
  2. Sara 10 marzo 2016
    • Cicale Chic 10 marzo 2016
    • Tania 19 luglio 2016
  3. Emiliana 16 luglio 2016
    • Cicale Chic 17 luglio 2016

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