Crimson Peak la parodia: ep. 2 Sharpe pussa via!

Crimson Peak Episodio 2 – Quale sarà il segreto dei diabolici Sharpe?

Dall’Autrice de “Il fisico di Chris Hemsworth” e dall’Autrice de “The Night Manager: la parodia” (cercateveli col tasto “cerca” che sennò ci si impalla il blog) la Cutichiccia Pa.rod.ia Records (che chiaramente non esiste), presenta il secondo episodio della parodia di Crimson Peak, che segue il primo, ovvio.

Tu, fricchettone, non sposerai mia figlia!

È l’alba. Anzi, è un po’ prima dell’alba. Mario B. Cushing, un uomo tutto d’un pezzo chiamato dai Viet-Cong “il diavolo bianco che scatarra e bestemmia,” si sta facendo la barba al Circolo.

apocalypse now

Mario B. Cushing, terrore dei Viet-Cong, quando faceva il militare

Perché non utilizzi il bagno di casa sua, non ci è ben chiaro. Che sia tirchio? Che Edith ci si piazzi sempre prima di lui occupandolo fino all’ora di pranzo? Fa più figo? Ai posteri l’ardua sentenza. Per farsi la barba come vuole lui, tira fuori il coltellaccio con cui ha scannato un orso e inizia a radersi, già pregustando la colazione a base di fagioli e salsiccia: un pasto da uomo vero, duro. Mica come quel fighetto inglese che beve the e mangia biscotti, o come le Cicale che bevono caffellatte o aranciata e mangiano brioches.

kong skull island

Ecco, questo figo stellare che si inoltra nella foresta inesplorata, è un uomo vero! Come dite? Somiglia a Sir Sharpe?! Bah, se lo dici te lettore…

Nel bagno, che pare una stazione, lo raggiunge lo scienziato pazzo di Pacific Rim che, dopo essere entrato nella testa del Kaiju, ha mollato tutto ed è andato a fare l’investigatore privato a Buffalo nel 1899. Probabilmente il Kaiju era drogato.

pacific rim

E neanche lui pare stare troppo bene, in verità

A quest’ultimo Mario B. Cushing, timoroso per la sorte della figlioletta, chiede di fare le pulci al passato di quella coppia di extracomunitari inglesi bevitori di the.

cushing

“Vuoi anche una fetta di sedere?” domanda il cameriere all’ennesima richiesta.
“Grazie, cottura media,” ribatte Cushing

Per la sua principessina difatti, il Cushing vuole solo il meglio. Un uomo vero, maschio e virile, che maneggia armi, sputa nella tabacchiera, si ricuce le ferite col fuoco e ammazza dinosauri con un pugno.

kong skull island

Lettore, che ci vuoi fare? Le Cicale si sono scoperte grandi fan di un classico della cinematografia.

“Oh, sai che c’è? Mi piace venire al Circolo di prima mattina, è tutto per me,” confessa Mario B. Cushing svelandoci l’arcano: è Edith, cuore di babbo, che occupa il bagno per ere geologiche. “Un giovane fricchettone inglese con la sorella acida. Voglio che indaghi su di loro,” ordina perentorio prima di radersi col coltellaccio di cui sopra. “Hanno qualcosa che non mi convince. Voglio i risultati il prima possibile,” conclude.

crimson peak

per spiegarvi quanto tempo Edith passa in bagno.

Frattanto ad Edith tocca una di quelle visite di circostanza fastidiose come una ceretta nelle zone bikini. Deve andare a trovare Alan McMichael. Guarda, stella, dispiace più a me che devo scrivere che a te. Ma vediamo di sbrigarci e risolvere questo pezzo di film assolutamente inutile ai fini della trama. La biondina entra dunque nello studio dell’allocco accollo fregandosene altamente di qualsiasi regola di educazione civile, dato che Alan è colto nel bel mezzo della visita. Tuttavia, Edith è scusata dal fatto che, come ricorderete, il dottorino annovera tra i suoi pazienti tanto Jimmy il carpentiere che Billy la capra.

capra

Uno dei pazienti fissi di Alan: Billy la Capra

Alan, per darsi un tono, ammonisce Jimmy di richiedere espressamente al farmacista di rispettare le dosi, come se questo fosse un burino ignorante incapace di svolgere il proprio lavoro, ma Edith, sfortunatamente per lui, non lo sta calcolando proprio. Si sguercia sui titoli dei libri pomposamente esposti, e Alan lì suda freddo dato che più della metà sono un unico blocco di cartone, come nei negozi di mobili.

edith

“Ma sono tutti tuoi e veri questi libri?Seeee non ci credo!” s’impiccia Edith

“Cinquanta sfumature di grigio, Peppa Pig va in città, Malleus Maleficarum, Prolegomeni ad ogni metafisica (questo è di cartone), Il diavolo veste Prada, La Pimpa e Conan Doyle!” esclama entusiasta prendendo in mano il tomo.

sherlock holmes

Il cartone di Sherlock Holmes. Pensavate che ci avrei messo Cumberbatch, eh??! E invece no!

“Ti consideri un investigatore?!” ironizza Edith con un sorrisetto saccente.

This image may only be used for publicity purposes in connection with the broadcast of the programme as licensed by BBC Worldwide Ltd & must carry the shown copyright legend. It may not be used for any commercial purpose without a licence from the rights holder. © 2010 Hartswood Films

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© 2010 Hartswood Films

“No, non esattamente,” replica soave il belloccio, “ma lui è un oftalmologo proprio come me.” Ora, in base a quale sillogismo contorto Alan McMichael ponga se stesso sullo stesso piano di Sir Arthur Conan Doyle non ci è noto, e tra l’altro, destino beffardo, pure l’autore preferito è baronetto, ma questa gliela passiamo.

doyle

Sir Arthur Conan Doyle, scrittore e baronetto

L’inventore di Sherlock Holmes prenderà il titolo di baronetto come i Beatles, nel 1902).

Edith è raggelata – come noi, da questo patetico tentativo di rendersi figo ai suoi occhi, e Alan ne approfitta per creare un’atmosfera romantica.

il diavolo veste prada

Miranda Prestley non approva che Edith perda tempo con quell’accollo di Alan

“Vieni, ti mostro la mia collezione di farfalle,” esordisce, e lei, che non ne teme le avances, lo osserva oscurare lo studio. Siccome però i poveri insetti le fanno un po’ schifo, McMichael ne approfitta per mostrare alla ragazza delle foto in cui sono rimaste impresse le immagini dei morti.

alan l'accollo

Alan parla di cose noiose e già note nell’aria finto tetra del suo studio di periferia

Tipo che uno si scatta una foto e sorpresa! Dietro c’è la faccia lugubre di un fantasma inebetito. La teoria di McMichael, che Edith ovviamente non ricorderà o che comunque le è inutile, è che i luoghi grazie a proprietà particolari della terra o chissà che cosa, possano trattenere l’impronta, l’immagine delle anime dei defunti. Che cosa gotica. Fa un po’ The Others.

the others

E basta! pensa anche la protagonista di The Others, ridatece gli Sharpe!

“Forse notiamo le cose nel momento in cui dobbiamo vederle, ora che non esistono più le mezze stagioni,” osserva Edith che non è mica tanto impressionata da tutta questa storia, anzi.

edith maligna

“Viene direttamente da Londra!” esordisce Alan.
“Ma se sei stato a Londra, come facevi a non conoscere nemmeno i baronetti? Per me l’hai comprate a Porta Portese queste,” maligna Edith

“Non mi avevi mai parlato di questo tuo interesse,” dice per spezzare il silenzio di Alan che la guarda e sorride da solo.

“Non me l’avevi mai chiesto,” parte subito l’allocco. O l’accollo. Oh, gli dai una mano a certe persone e si prendono tutto il braccio. “Edith,” s’impiccia lui, “io capisco il tuo interesse per gli Sharpe ma, per il tuo stesso bene, procedi con cautela,” dice.

“Senti Ciccio,” mette subito in chiaro le cose lei, “tu sei stato a farti i cavoli tuoi fino ad adesso. E io me la sono cavata, in qualche modo, quindi stai tranquillo, che a me della sorella acida non me ne può fregare di meno, io è quel figo allucinante del fratello che voglio conoscere. Ma poi, cautela de che? C’ho più di vent’anni, devo fa’ per davvero la fine della Austen?”

thomas sharpe

E capiamo bene anche il perché. Ammazzacicala livello massimo.

Siccome gli avvertimenti di McMichael vengono presi con la stessa serietà di una profezia di Topo Gigio, Edith si lancia nel suo disperato tentativo di non morire di vecchiaia ancora vergine, esigenza spuntata fuori in occasione del primo incontro col fosco e tenebroso baronetto inglese Sir Sharpe.

topo gigio

Attenzione alle profezie del Topo Gigio proletario!

Si appiragna così al bel fusto vintage, profittando del dorato autunno di Buffalo. Ed eccoli, che camminano a braccetto nel parco. Lui, poveraccio, è costretto a leggere, rileggere e commentare tutte le settecentoquarantasette pagine del romanzo dell’orrore scritto da Edith che, pronta e solerte, ha ben pensato di condividere col fascinoso nobile il suo presunto talento letterario. Lui, visibilmente provato, nasconde l’insonnia derivante dalla lettura notturna con dei vivaci occhiali da sole rotondi, così vecchi che sono tornati di moda.

hollow crown

Il cugino acquisito Ichabod indossa un regalo di compleanno di Thomas rimediato come McGuyver

Il momento, tuttavia, è di grande tensione, per il nostro baronetto dato che Edith, da autrice ansiosa qual è, nutre il desiderio morboso di conoscere nel dettaglio cosa pensi il suo Lettore di ciascuna riga vergata.

“No, no, Edith: ogni volta che ricomincio a leggerlo sembra ancora meglio,” ride quel pover’uomo di Thomas Sharpe alla settima bozza sorbitasi in quattro giorni. “E la storia d’amore, non m’interessa,” dice in fretta temendo, in cuor suo, che la ragazza possa ripensarci ed aggiungere qualche altro migliaio di pagine al suo tomo.

sharpe

Mo ce svengo su questa sdraio, mormora uno stremato Thomas

“Sarebbe solo un capitolo o due,” azzarda Edith che, dopo aver conosciuto Thomas, è più propensa ad inserire qualche smanceria nel suo romanzo.

Seeh, ragazzina, pensa sir Sharpe, mo’ ce casco. Due capitoli, come no! “No, no, a me piace così per carità!” la blocca.

“Finite di leggerlo e fatemi sapere cosa ne pensate,” soffia lei felice.

Sir Sharpe sorride, dietro gli occhialini neri che nascondono occhi disperati, rossi e gonfi di sonno arretrato. “Lo finirò adesso,” promette con un sorriso tirato. Il suo unico obiettivo al momento, in verità, è sedersi sulla sdraio che l’attende e dormire col libro in faccia finché non sopraggiunga la morte.

weekend con il morto

Come in Weekend con il morto, dove il defunto Bernie, appunto, indossava gli stessi occhiali di sir Sharpe.Beato lui, almeno non deve leggere il piediscritto- ehm, manoscritto di Edith!

Edith rotea il suo ombrellino giusto in tempo per vedere Lucille intenta in un’operazione che avrebbe fatto gridare d’orrore la Cicala Claudia. Taglia il bozzolo di una farfalla e se lo rigira tra le mani.

Proprio sotto di lei, Edith nota un tappeto di farfalle morenti. Lucille, cui la triste fine dei poveri insetti suscita il buonumore, dà lezioni di vita alla biondina. Muoiono perché fa inverno, perché sono fragili, e le cosine fragili, bimba mia, vengono mangiate. Come fanno le formiche su questa farfalla ancora viva. A casa mia non c’è niente, ci stanno solo falene nere orribili. Che si mangiano, dici? Polvere e farfalle, temo, sono diventate cannibali.”

lucille

Certo, se erano colorate e belle come questa in effetti erano meglio…

Mentre le farfalle muoiono male, i fratellini Sharpe si incontrano all’ombra di un albero. “Sei sicuro, ci hai pensato bene? La accendiamo?” chiede Lucille. “Io fossi in te chiamerei l’aiuto a casa. O il cinquanta e cinquanta. Non credo tu ci abbia pensato bene, Thomas. È soltanto una bambina!” esclama scandalizzata la donna.

sharpe

“Stavolta racchia no, eh! Sennò te sposi te, col dottore magari!”

“Ti ho già spiegato tutto. Niente racchie, chiudiamo in bellezza. E poi, che bambina, hai visto le tette? Ma… mi servirà l’anello.”

“Prendi un rametto come fa Robin Hood, no? Eccheppalle. L’anello è mio, me lo sono guadagnato mentre te giocavi col meccano. Dovrai ridarmelo,” aggiunge.

robin hood

L’anello, assai più economico, di Robin a Marian. Oh, è il pensiero che conta, Edith

“Allora è meglio che mi auguri buona fortuna,” dice serio Sir Sharpe, “è l’ultima cosa che possiamo vendere, neanche gli occhi per piangere abbiamo più.” dice tetro.

meccano

è dall’infanzia che Thomas deve fare questa escavatrice…

“Ma quando te dice no, con questo bel faccino, svegliate! Tu non lo stai vendendo. Noi lo usiamo per comprare qualcosa,” sussurra l’amorevole sorella dandogli un pizzicotto sulle guance. Cosa staranno tramando i due fighetti inglesi?

L’incontro del terzo tipo tra Thomas Sharpe e Mario B. Cushing.

investigatore

“Ma li mortacci… me porti cattive notizie??!” tuona Mario.

Impegnato nella sua attività parallela legata alla ristorazione, Mario B. Cushing scorge l’investigatore con un Kaiju nel cervello. “Ahooo, vie’ qua! Ce stanno ‘ste olive da assaggia’ senti che ‘bbone, so’ greche! Tiè, magna, magna!” lo accoglie calorosamente.

mario brega

“Senti ‘ste olive, so’ greche!” esordisce il Cushing

“Signor Cushing, non mi capita spesso di essere latore di cattive notizie,” dice masticando, “ma in questo caso, sfiga vuole che sia così.

cushing

lo sgomento di un uomo di fronte alla terribile rivelazione

E gliele consegno di persona. Tuttavia, non le legga qui che sennò le sue bestemmie si sentiranno fin sul K2.

k2

Il K2, appunto

Nonostante nell’aria di Buffalo riecheggi una strana eco che recita più o meno come “anvedi ‘sto cornuto,” a casa Cushing è ora di cena. Edith è tutta un bollore dato che il suo quasi ragazzo è tra gli ospiti. Lucille lo capisce e, preso da parte Tommino suo, lo invita a fare il grande passo.

“Edith, permettete una parola?” dice lui prendendo le sue manine tra le sue.

“Ecco, aspetta che chiamo mio padre,” dice lei allontanandosi. Lui rimane là, nel vano della porta come uno stoccafisso con l’anello un po’ pacchiano che ha rimediato dalla sorella e, per velocizzare la richiesta, si avvicina allo studio del Cushing.

Thomas Sharpe anello

“Ammazza però che pataccone!” pensa quello snob del baronetto, fortuna che Edith ha le dita cicciotte.

Incrocia Edith e prova, per la seconda volta, a farle la dichiarazione. “Edith, so che non avrei alcun diritto di chiedervelo,” esordisce sempre per quella storia che tenta di muovere le ragazze a compassione, “ma io vorrei. Chiedervi di…”

cushing

“Fricchetto’ te devo parla’” esordisce il Cushing torvo

“Aho, fighetto, viè qua’ co’ tu sorella che ve devo da parla’, capito?” ordina perentorio Mario B. Cushing palesandosi nell’idioma dei suoi avi. Edith gli rivolge un’occhiata caustica da “a pa’ ma non vedi che stai a rompe?” Thomas, invece, sbianca come se si trovasse di fronte ad una divinità norrena imbestialita.

loki

Tipo questa diapositiva in cui Loki dimostra essere piuttosto su di giri o, in gergo tecnico, “fuori come una campana.”

“Allora Lady Lucille, Sir Thomas – che sei, aho, uno di quei giovinastri capelloni, i Beatles?” chiede sospettoso l’imprenditore.

“Magari,” soffia Thomas, “non stavo qui.”

beatles

“Ma magari ci cascavo, a fare il Beatle pure io!” sospira Thomas vestito di nero.

Il momento è topico, ma Mario B. Cushing si è preparato bene il discorsetto da fare. “Immagino sia stata dura rendervi conto che non mi piacevate,” inizia aprendo la cartellina con le informazioni super segrete.

“Era molto evidente, signore, ma avevo sperato che col tempo…” replica Thomas conciliante, ma il costruttore perde le staffe.

“Ahooo fricchetto’ il tuo tempo è terminato. Finito, kaput,” grida.

“Potrebbe essere più chiaro, signor Cushing?” s’informa Lucille.

“Sarò più chiaro signorina, più di quanto immaginiate. Nei giorni scorsi, vostro fratello ha unito l’utile al dilettevole provandoce in maniera spudorata co’ mi fija. La mia unica fija, che se ce n’avevo artri sette come mi’ fratello a Sezze sai che me fregava,” spiega allungando le carte a Lucille.

“Io so di non avere una posizione né niente da offrire, ma il fatto è che…” ci prova nuovamente Thomas, ma Mario B. Cushing il discorso se l’è preparato proprio bene.

lucille sa

“Cretino, te l’avevo detto di metterti con quella racchia di Genoveffa che questo ci pianta i casini!” dice telepaticamente Lucille

“Te stai a ‘nnamorà de’ lei, eh fricchetto’? Nun è così? Te la sei ‘mparata bene ‘sta parte.” Lucille porge le carte a Thomas, che le fissa e impallidisce.

“Mi fija m’ha chiesto com’è che nun ve potevo vede’. ‘Sto documento mi ha fornito la risposta. A ‘nfamomi, voi nun siete della Roma, voi siete della Lazio. E mi fija uno della Lazio, o il cui trisnonno lo era, come ner caso vostro, nun lo po’ sposà né ora né mai.”

pippo franco

Nelle carte c’era scritto ANCHE il resto, ma per il Cushing l’appartenenza alla Lazio del trisnonno è molto più grave ed importante.

Thomas Sharpe lo fissa con l’odio negli occhi, e Mario B. Cushing si gasa. “Che è, me voi menà? Questa è la prima reazione vera che vedo tua, fricchetto’!”

“Lei lo sa?” domanda Sir Sharpe con gli occhi lucidi e l’aria offesa e depressa.

“No, ma glielo dirò se non ve ne annate entro domani mattina,” minaccia il Cushing.

Sir Sharpe, che è un sognatore, tenta ancora la carta del convincimento. “Signore, so che stenterete a crederlo,” inizia, ma Mario lo interrompe.

sharpe

“Non sei della Roma e provo anche un certo ribrezzo nel parlarti,” mette le mani avanti Mario

Ahooo, L’amate e tifate Roma. L’avete già detto,” grida staccando un assegno. “Tiè, signorina, che te me sembri la più assennata. Pija st’assegno e vedete da sparì,” ordina. “Lo vedi? È fin troppo generoso, ma pe’ mi fija questo ed altro! Ve lo do a due condizioni, però. La prima, è che pijate il prossimo treno pe’ Fidene, domani mattina.”

“Ma certo,” trilla Lucille sorridendo diabolica e appoggiandosi al braccio dell’offesissimo fratello, “e l’altra?”

lucille sa

“Se non ci fossi io, signore mio, questo ancora stava montando il meccano a casa!”

“A Fricchetto’ parlo con te. Stasera devi spezza’ il cuore a mi fija. Baciate cor veterinario, dije che è brutta, fa’ come te pare, ma vojo che stasera lei prenda una tua foto e ce giochi a freccette. Ce la poi fa’?”

freccette

Cushing ha già la foto di Thomas pronta

Thomas lo fissa con l’aria disperata ed infelice di un cucciolo preso e bastonate e buttato sotto la pioggia in una notte buia e tempestosa e la scena, magicamente, si sposta nella sontuosa sala da pranzo di sala Cushing.

labrador budweiser

Sir Sharpe solo come un cane sotto la pioggia

“Rega’ a me gli occhi,” cattura l’attenzione Mario. “C’è qui il fricchettone inglese, nostro gradito ospite, che ci deve dare una notizia proprio inaspettata, mannaggia alla miseria zozza. Prego, fricchetto’ parla che te ascolteno.”

l'abbandono

Mi pareva di poter pagare i miei buffi sposandoti, Edith, e invece mannaggia…

Gli occhi di tutta la sala si posano su sir Thomas Sharpe, baronetto, professione dipende: inventore al mattino, nobile snob al pomeriggio, mago la sera e cosplayer nei weekend. Incuriosito lo fissa Alan, che l’ha ammorbato per mezza cena con discorsi inutili mentre Edith, ignara di tutto, serena e beata rumina felice il suo coscio di pollo.

fantozzi tordo

Edith viene colta così, col boccone in bocca

Sir Sharpe si alza e fissa Mario con odio. “Grazie, signor Cushing,” dice a denti stretti. Poi si rivolge alla platea in attesa. “Signore e signori, quando sono arrivato in America il mio cuore era colmo di spirito d’avventura. Pensavo che vi sparaste da mane a sera con gli indiani e foste tutti un grosso gruppo di hillbillies cannibali, totalmente all’oscuro di qualsiasi progresso della civiltà avuto dalla Mayflower ad oggi.

non aprite quella porta

I pregiudizi di Thomas Sharpe riassunti in un film

Qui, il futuro pareva però, nonostante tutto, avere significato,” dice fissando Edith negli occhi. “Ma per ora devo dirvi, bella ragazzi, addio. Forse ci rincontreremo quando saremo tutti dei gatti, davanti ad una pescheria che butta avanzi, magari.” (Qua Lettore, se mi tani la citazione diventi il mio eroe).

Edith comincia a sentirsi male. Non è ben chiaro se sia stato il pollo, i tre primi, i cinque contorni e la caterva di antipasti che s’è spazzolata via, a provocarle questo malessere, o la triste prospettiva che il tenebroso baronetto se ne vada via lasciandola illibata. O forse è allergica ai gatti, che ne sappiamo. Fatto sta che fissa Thomas a bocca aperta, sconvolta, e della mano del babbo posata sulla spalla neanche si accorge.

edith

“Mi dovrò sposare un bifolco di qua!?” realizza Edith distrutta

“Mia sorella ed io torniamo in Inghilterra. C’è arrivato un accertamento dell’Agenzia delle Entrate e tocca sistemare le cose prima dell’inverno, che scadano i sessanta giorni.

cartella

E qui tocca che pagate fratellini Sharpe, non c’è storia

Poi, mentre piove come se il dio del tuono Thor avesse indossato per sbaglio le mutande urticanti gentilmente regalategli da Loki, alza il bicchiere e propone un brindisi. “All’eterna amicizia!”

thor

“Azz, erano le mutande urticanti noooo” grida Thor, ma ormai è troppo tardi

loki

“Tiè!” pensa soddisfatto Loki udendo il dramma del fratello.

Ma la nostra eroina col cappero che brinda. S’allontana disperata dalla tavola, come se dovesse vivere per sempre in mezzo a quei burini pecorari compaesani suoi, anziché fuggire col fascinoso morto di fame inglese, titolato e perseguitato dalle tasse – e in effetti, poiché è esattamente quello, noi sconsolate diciamo a Edith che niente, è proprio una sfigata. Thomas, dal canto suo, vedendo la scena la insegue e la raggiunge sulle scale.

L’accertamento è già arrivato da un pezzo, e l’assegno del Cushing serve come il pane a casa Sharpe.

“Ci state lasciando?” soffia lei tirando su col naso e pensando, dentro di sé, dimmi di no, dimmi di no.

edith

“Mi vuoi lasciare con questi burini, te possino?!” pensa Edith visibilmente provata

“Dobbiamo rientrare subito per curare i nostri interessi e saldare il commercialista,” spiega Thomas, bello e tenebroso come sempre, “niente ci trattiene in America,” si lascia sfuggire fissando il castigato vestito da pagliaccio di Edith.

pagliaccio it

tristemente simile a questo

Lei lo fissa con i lacrimoni. “Capisco,” soffia, e fugge sulle scale. Ma non è abbastanza. Lo sa sir Sharpe, inventore figo, mago, cosplayer e aiuto cuoco in agosto, lo sa Mario che prepara già la mazza da baseball da spaccargli sulla schiena. E allora insiste.

sharpe figo

Ah però che figo che sei sir Sharpe, pure mentre insulti Edith

“Il vostro romanzo!” dice, e Edith qui si blocca e gli punta i suoi occhietti miopi addosso. “Ho letto le ventordicimila pagina nuove, ve le farò avere domani.”

“Grazie, molto gentile,” risponde lei piccata. Ma Thomas non ha finito. Eh no. “Volete ancora la mia opinione?”

Lei si gira, dall’alto del suo quinto gradino, replicando la volta che lui l’ha trascinata al ballo. “Se ci tenete,” sibila.

edith

Edith, perché senti la necessità di metterti in pendant con le pareti? che sei, una falena pure tu??

Ma a chi la vuoi dare a bere, eh Edith? Tu muori dalla voglia di sapere che ne pensa questo figo di Sir Sharpe della tua personale versione della Divina Commedia e Ricerca del tempo perduto assieme.

dante

Dante approva gli scritti lunghi come il romanzo di Edith e la parodia! Non è vero lettore, ci avrebbe insultato male a tutte e tre-

Il baronetto si concentra, poi rabbrividisce. “È ridicolmente sentimentale. Una palla proprio. Le sofferenze che descrivete,” dice raggiungendola, “non sono neanche la metà delle mie mentre vi leggevo. Gli spilli, mi servivano, per andare avanti e non addormentarmi su questa lagna epocale, pedante. La perdita, il dolore, che descrivete è chiaro che non li hai mai vissuti, radical chic dei miei stivali! Ma te che ne sai che vuol dire avere un ciocco di legno solo per scaldare una casa piena di spifferi, che stai qua in questa casa da burina arricchita quale sei! Tu ripeti quello che dicono le telenovele argentine e altri scrittori – scadenti, per altro.”

sharpe

“E poi diciamocelo, hai copiato tutto dal Segreto per me!”

“Adesso basta!” tuona Edith quasi in lacrime, ma ormai Sir Sharpe è partito per la tangente e continua. “Vi mettete a descrivere i tormenti dell’amore, quando è chiaro ed evidente che l’unico tormento tuo è quando ti hanno spostato la ceretta dalle 10,30 a mezzogiorno. È chiaro che dell’amore non ne sapete niente!”

Edith tenta di fuggire come un’eroina romantica ma Sharpe, lanciato come Fantozzi durante la corazzata Kotiemkin, la blocca, mentre tutta la sala si mette ad origliare e la servitù distribuisce giustamente bibite e pop corn.

fantozzi

il momento della rivincita di Thomas su Edith

“Non ho ancora finito! Quale è il vostro sogno? Un uomo gentile? Un’anima pura da redimere, un uccellino ferito pucci-pucci che carino? La perfezione, non ha nulla a che vedere con l’amore, Edith. Tornatene al tuo piediscritto horror al più presto, per carità. Non sai niente dell’animo umano porca miseria, hai tagliato quei personaggi con l’accetta che manco la James ha osato tanto, ad empatia stiamo a zero. Non sai niente dell’amore o del tormento che l’accompagna insieme alle bollette da pagare, non sei che una ragazzina viziata!” esplode. E qui, Lettore, parte lo sganassone.

sharpe

“Azz, non ha due mani, sta ragazza, ha due pale!” pensa il povero Thomas. Eh. Che si deve fare per campare, Sharpe…

loki

E, come si evince nella diapositva, non è la prima volta! Ah ma era Loki! Vabbé, statece.

Violentissimo, che Edith è pur sempre la figlia di Mario, mica petecchie, tanto che Sharpe piroetta per quattro volte che neanche in un quadruplo Axel.

plushenko

Tira certi manrovesci, la piccola Edith, che altro che questo salto!

“Oooh” esclama la folla, dispiaciuta, dato che la battuta sul piediscritto era stata lungamente condivisa e, come abbiamo detto nello scorso episodio, Edith è simpatica come la sabbia nelle mutande.

thomas sharpe

“Ho ancora tutti i denti?!” si chiede perplesso Thomas Sharpe

Poi la ragazzina viziata corre in camera a versare ettolitri di lacrime e spararsi a manetta La solitudine di Laura Pausini in loop, modalità spaccatimpani, mentre Thomas fissa la folla a metà tra il cane bastonato e l’eroe maledetto, posto che questa frase abbia un senso, e Mario lo fissa a sua volta.

micetto

Ma in realtà Sharpe è più simile a questo…

Il fricchettone, almeno una cosa l’ha fatta giusta. Ma la scena si chiude con Lucille, che ha rubato a Thor il fratellino e che, giustamente, protesta con un sentito temporale.

thor

Mi avete rubato il fratello! è mio, quello! grida infuriato

L’Amore trionfa sempre?

È mattino. O forse ancora notte. Dato che l’adorata figlia sta piangendo quasi ininterrottamente dalle 21,17 della sera precedente e, soprattutto, ha messo in loop la Pausini e non accenna a cambiare canzone, Mario B. Cushing è andato, come consueto, a farsi la barba al circolo. Informatosi sull’acqua, in mezzo a vapori maschi e virili (così lui dice), si appropinqua a radersi col solito coltellaccio scanna orsi. Non prima di aver sfruttato a fondo il personale chiedendo una ricca colazione, caffè, giornale, ammazzacaffè, un paio di pantofole nuove e uno stuzzicadenti.  Ma un rumore, in mezzo ai vapori, lo insospettisce. Molla il coltellaccio e si aggira, armato solo dei suoi villici peli del petto e del catenone d’oro che fa tanto cafone, verso l’ingresso dei bagni, mentre di sottofondo il grammofono suona Franco Califano. Ma non c’è nessuno. Allora si riavvicina al lavandino, dove frattanto è successo un casino, l’acqua è uscita dappertutto, il coltellaccio è caduto. Mario si china a raccoglierlo dopo una poderosa bestemmia e, dietro di lui, un fan di Dario Argento si infila dei guanti di pelle nera, in una scena sputata a Profondo Rosso.

“Aho’ ma che ce stanno i guardoni, mo ar Circolo?” grida Mario B. Cushing.

cushing

Combatti Mario, le Cicale sono con te!

L’assaltatore lo piglia per collottola e gli scaraventa la faccia sul lavabo. “A ‘nfamone! A cornuto! Manco er sangue m’hai fatto uscì” replica schifato il costruttore osservando l’opera. Ma l’assassino – perché l’intento è quello, Lettore, si accanisce su Mario e, dopo una serie di bestemmie e imprecazioni pare avere la peggio quando, con un colpo di genio, riesce a vincere lo scontro. “Aho’ a Mario, guarda che ce stanno le guardie che te vonno carcera’, occhio!” dice.

brega

Come si evince da questa diapositiva, in gioventù il Cushing aveva avuto dei problemi con la legge

Sti cornuti,” replica l’uomo. La distrazione gli è fatale, ahinoi, e l’assassino riesce infine a far sanguinare l’uomo cogliendolo di sorpresa. Nel bagno. Con un pugno.

edith ronfa

Edith ronfa e russa

La musica soave che ha accompagnato la dipartita del nostro Mario cessa e compare la figliuola, la secchioncella Edith, che russa sul letto attorniata dalla bozza di quel romanzo che pare la fabbrica di San Pietro cartacea.

“Signorina,” dice servile la serva e quella viziatella di Edith ovviamente le risponde male, come si confà a tutti gli adolescenti ribelli di genitori ricchi e di successo.

“Aho, neanche ‘na pennichella! Ehm… Sì Annie, che vorresti?”

Tutto il fastidio e l’ineducazione – come se il povero Mario non le avesse dato il meglio: le scuole, il precettore, l’insegnante di canto, l’apparecchio ai denti – scompaiono non appena la serva sottopagata Annie, che ogni giorno maledice quel contratto a tempo indeterminato presso quella cacacavoli della signorina Cushing, dice che c’è il manoscritto rivisto e corretto dal baronetto.

apparecchio

Adesso fa la sciantosa, la nostra Edith, ma senza i soldi di papi non aveva quel sorrisino, eh!

E una sua lettera. Sì, proprio una lettera scritta per Edith dall’inglesotto di cui sopra. Ma Edith non è scema, ha affinato tutte le tattiche di ogni ragazzina che non vuole farsi beccare e finge disinteresse fino alla chiusura della porta in ciliegio con maniglia in ottone levigato. Appena la serva, o governante, insomma quella a cui non hanno versato i contributi ma lei ancora non lo sa (e sennò come vi credete che Mario abbia fatto i soldi, eh?), esce dalla stanza, Edith salta dal letto inforcandosi gli occhialetti di Gandhi.

La lettera è bellissima, un surrogato di smancerie ottocentesche da romanzo, di accuse velate al povero Mario e di paroloni che a Buffalo nessuno comprende. Se l’è studiata bene il baronetto, lo sa che la sua preda è una ragazzina snob ed esterofila ancora in conflitto latente con cotanto padre.

edith

Ma allora mi ama, porca pupazza! Non morirò illibata, non devo morire illibata!

Edith corre verso la pensioncina che chiudono un giorno sì e l’altro pure, a turni, quelli della buoncostume nei pari e quelli dell’ufficio di igiene nei dispari.

edith corri

Corri Edith, che la vita è una scatola di cioccolatini e non sai mai quale ti aspetta! Però, figliola, basta abiti color giallo fango di Buffalo, che non ti distinguiamo dallo sfondo…

Ma gli Sharpe questo possono permettersi e infatti mi sa che per non pagare hanno approfittato proprio di uno di questi sequestri, visto il caos che c’è quando la bionda Cushing arriva.

bates motel

L’allegra pensioncina dove dimorano gli Sharpe

Edith corre, corre ancora, fino a quando raggiunge la stanza che è stata di Thomas e ci trova le addette alle pulizie a rifare il letto. Ovviamente sono nere, ma per fortuna non sono state doppiate come Mami in Via col Vento.

rossella

Ad ogni modo, Edith è rompiscatole come e peggio di Rossella

“Sono partiti” dicono le colleghe di Annie.  Edith non fa in tempo a simulare un attacco di panico che subito, nella penombra, anticipato da un patetico “Edith” compare un extracomunitario di nero vestito, che a quanto pare non è salito sul primo treno.

thomas sharpe

Edith, ma figurati se ti mollavo proprio ora che me la stai per dare (la pecunia)

tiromancino

E corrono incontro l’uno verso l’altra… Occhio a non inciampare! (vedetevelo questo video, è La descrizione di un attimo)

Probabilmente c’erano i cani con le guardie all’ingresso della stazione centrale e non se l’è sentita di rischiare.

rex

E infatti, il commissario Rex era lì ad aspettarlo. Oh, che volete, costa caro mantenere Allerdale Hall

“Lucille se n’è andata, lei era pulita. Io sono rimasto per non incappare in altri guai con la giustizia, ma anche perché non ce la faccio a stare senza di te. Ah, e Mario mi ha pagato per andarmene e per sbatterti in faccia quel sonoro due di picche. Sono stato bravo no, ho puntato tutto sui triliardi di pagine recentemente dattiloscritte con le quali vai sempre in giro. Ottima interpretazione, a uno così non capisco perché non gli facciano fare Bond. Senza di te morirei, ma con un contratto del genere camperei meglio.”

Tom Hiddleston

Ci starebbe proprio bene a fare la spia, lasciate stare…

Edith ha ancora l’espressione impaurita di quella che ha appena perso l’occasione della sua vita, un figo da paura che non ha occhi che per te e che molto probabilmente ti renderà donna a breve. Ma per fortuna l’occasione è ancora lì, ghiotta e a portata di mano.

“Mai, non potrei mai dimenticarvi” – a insinuazione dello scaltrissimo baronetto la biondina risponde – “ricordati che qui nella terra di zio Tom non ho mai visto uomo!”.

E non l’ha neanche mai baciato, se non contiamo quella volta in cui a una festa – uscita già indenne dal gioco della bottiglia – salutandolo ha baciato il dottorino nelle vicinanze dell’angolo esterno della bocca. È dal quel momento che lui ha ritenuto di avere delle possibilità, ma questa è un’altra storia.

servi della gleba

ci riferiamo, ovviamente, all’inno dei friendzonati: servi della gleba di Elio e le storie tese

Ora, con Sir Thomas Sharpe è arrivato il momento, quello vero, del primo bacio di Edith. Come se nulla fosse, su un’aria che ricorda la versione karaoke di All by myself, avviene uno scambio molto equo e poco discreto di saliva.

crimson peak

“Evviva, non morirò illibata” pensa Edith

Si infilano reciprocamente in bocca due metri di lingua, la lingua dell’amore.

thomas sharpe edith cushing

No, caro Alan: questo non è un bacio casto, ma un limone duro con tanto di lingua. Stacce.

Da questo momento in poi viene messa in scena e in pratica la love story del secolo che, complice il karma, all’alba ospita subito subito una tragedia: la morte di Mario Cushing. L’uccello del malaugurio è l’azzeccagarbugli di famiglia il quale, tedioso come solo nei peggiori quadretti raffiguranti la burocrazia polverosa e imperscrutabile, altezzoso come se intorno a lui avesse solo bifolchi dal cervello fino (chissà perché, poi), dice:

“Temo che dobbiate identificare il corpo, Edith. Non c’è altro modo.”

Ma va’? Dici davvero? Qui stai parlando con gente che scrive operette horror, vuoi che non sappiano come si procede in questi casi? Certo, siamo sempre a Buffalo. Ma tant’è.

Il momento è serio, siamo nella camera mortuaria, Edith è sconvolta e Tommasuccio suo l’ha accompagnata in questo triste passaggio della sua giovane vita. Ma non abbiamo ancora toccato il fondo.

“Aspettate!” si sente tuonare dal fondo dello spazio che sembra infinito del luogo. Alan McMichael, premuroso come vostra nonna e non desiderato come vostra suocera, fa l’ingresso nello stupore generale:

“Chi è questo, Fra’ Cazzo da Velletri?”

velletri

Come sopra nel testo

Lui ovviamente non si accorge dell’invisibilità che pare portarsi addosso e della scarsa considerazione  che uscita in ognuno e in ogni dove. Sono arrivato appena l’ho saputo, vita mia, amore mio, Edith bella, non ti preoccupare, non devi vedere. Ma-chi-t’ha-chiesto-niente, pare pensare Edith, che non parla e simula uno sguardo spiritato che non le appartiene.

Nell’indifferenza generale Alan si propone come medico per l’autopsia ed è nella stessa indifferenza generale che gliela fanno fare, col piffero.

“Io ero il suo medico!” fa presente con tutta l’autorità che è nelle sue corde, quindi una quantità molto vicina al meno infinito.

“E io il suo legale!” tiè, becca dottorino. Che bel duello.

scuttle

Il professore di fisiologia di Alan: Scuttle il gabbiano che conosceva gli umani

Ma Alan non si arrende e si gioca la tattica della diplomazia. Chiede all’avvocato come sia successo e così, nella prima scena in cui forse potremmo mettere in dubbio che la sua laurea sia da annoverare tra quelle ottenute con la raccolta punti della Mira Lanza, mette mano al cadavere e dagli sguardi si capisce che qualcosa non gli quadra.

alan mc michael

“Uhmm, il cuore dov’era? Nel calcagno?!” si domanda Alan perplesso.

Tutto però viene stoppato dalla figlia disperata del fu Mario in modalità preparazione terra per i ceci.

“Leva quelle manacce! Quello è mi’ padre! Come te permetti! Compie 60 anni la prossima settimana, teme di dimostrare la sua età, per questo si veste così elegante (anvedi Mario! Non ce n’eravamo accorti a dire il vero nda). Perché è così freddo? ”

thomas edith

“Molla l’osso è mi padre!” tuona Edith disperata, mentre Thomas, dietro, pensa alla soluzione del Sudoku.

Insomma, Edith sta rielaborando il lutto in un modo tutto suo, ma d’altronde, poverina, è circondata da avvoltoi incapaci. Lei, per non saper leggere né scrivere, si butta tra le braccia di Thomas Sharpe, eccitatissimo e eccitantissimo baronetto, che la rassicura. Ora c’è lui, niente più lagne e accolli. Giusto ogni tanto qualche piazza dello spaccio. I buffi sono tanti e i marchingegni ideati troppo avanzati per i contemporanei.

Trainspotting

Fortuna che anche a Buffalo ci sono giovinastri drogati potenziali clienti di Sharpe…

In camera mortuaria, dunque, succede tutto e niente ed è tanto meglio passare direttamente alla scena del funerale di Mario, dalle atmosfere genuinamente gothic. Non ce n’è uno che non abbia rispettato il lutto in nero all inclusive con gli ombrelli.

funerale cushing

Tutti in nero, a Ma come ti vesti? sarebbero molto soddisfatti degli outfit…

Il cielo piange, perché un grande ci ha lasciati. Mario, insegna agli angeli a menare le mani. Mario, insegna agli angeli a farsi prudere le mani ogni volta che qualcuno non gli sconfinfera. Mario, insegnagli che sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma. A un certo punto sembra che le fronde degli alberi, all’unisono con le gocce di pioggia, sussurrino un “malimorta’…” celebrativo, ma è solo una mera illusione dei presenti riuniti, primo fra tutti Cesare della fraschetta che ha dichiarato: Già ci manca, era un allegro improvvisatore di stornelli a dispetto e un grande consumatore di romanella.

Mentre il defunto viene degnamente commemorato, un altro duello si affaccia all’orizzonte, quello tra il dottorino e il baronetto.

Sharpe 1 Alan 0

Caro baronetto, quelle limonate dure che ti fai con Edith non significano niente, niente, niente! Hai capito? Niente! (Credici Alan)

Il secondo saluta da lontano, il primo, memore di quanto bullizzava i compagni di Eton, gli lancia uno sguardo della serie: “Viecce! Te sto a aspetta’, cornuto!

thomas sharpe

“Viecce se t’aregge, viecce,” pensa Sharpe figo come non mai

Ma ci risiamo, non è Sharpe che parla, sembrano ancora le fronde degli alberi che, imperterrite, omaggiano Mario…

mario brega

Come noi, del resto…

Nelle prossime puntate: comincia il menage familiare in casa Sharpe…

N.d.A

Quattro mani, due teste, apparentemente due cervelli. Le Cicale ringraziano i Lettori e dedicano questo episodio a Mario Brega, il cui anniversario della dipartita ricorreva il 23 luglio scorso. Al prossimo giovedì, vostre

Claudia e Sara

2 Commenti

  1. Emiliana 28 luglio 2016
    • Cicale Chic 28 luglio 2016

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