David 2016: e che non li commentiamo?

Poco più di un mese fa l’Oscar di Hollywood, l’altro ieri, 18 aprile, gli Oscar nostrani: i David di Donatello 2016. Diciamoci la verità, le Cicale non li hanno mai seguiti tantissimo, non quanto il cugino americano, non fino a quando gli è sembrato che il cinema italiano si stesse risvegliando. Non fino a quando si sono accorte che, sommando le visioni al cinema l’una con quelle dell’altra, avevano visto quasi tutti i film in candidatura. Un caso forse, ma probabilmente più che altro una conferma dell’esistenza, finalmente, di un cinema italiano di qualità.

L’altro ieri, tra un impegno e un altro, durante la serata, abbiamo buttato l’occhio a quello che accadeva sul palco, non più mera premiazione da addetti ai lavori un po’ snob, come ci è sempre sembrato, ma manifestazione viva e vera. E, a mano a mano che i premi venivano annunciati, ci siamo accorte non solo che quei film, con una sola eccezione, li avevamo visti tutti, ma che li avevamo anche amati .

david 2016

Ora, mille riviste e siti e blog avranno pubblicato interviste e recensioni dettagliate e referenziate e, forse, non c’è davvero l’esigenza che la Rete annoveri una pagina in più nell’infinito che la compone che parli, ancora e di nuovo, dei David 2016. Ma se voi, come noi, avete passato il tempo a vedere i capolavori in bianco e nero del cinema nostrano chiedendovi perché non era più l’epoca dei grandi film italiani che hanno fatto scuola all’estero, raccogliete questa nostra misera captatio benevolantiae e leggete perché noi li abbiamo amati. Fregandocene della critica, spesse volte, apprezzando vetustà e soluzioni o innovazioni e poesia. Perché noi il Cinema lo amiamo. Ma tanto.

cinema david 2016

photo of an old movie projector

Eppure, prima della ventata di novità scivolata anche sul red carpet dei David 2016, vedere un film italiano non rappresentava un piacere bensì un supplizio, come sedersi in ginocchio sui ceci. Retorici, politici, viziati come l’aria rarefatta di una stanza troppo a lungo chiusa. Film che spiattellavano realtà sociali evidenti senza proporre soluzioni, scivolando assieme all’Italia in un loop in cui tutto ciò che c’era stato, di bello, nel nostro Paese, ormai era cristallizzato nelle repliche stanche della TV del carosello, tra un balletto delle Kessler e uno sketch che noi non capivamo. E così centoventi e rotti minuti di girato o erano storielle senza senso, indegne figlie non riconosciute di un cinema che ha fatto scuola nel mondo intero e, ancora oggi, viene osannato dai più grandi registi, oppure polpettoni indigeribili che mai, per nessuna ragione al mondo, vorremmo rivedere. È così che dovrebbe essere il Cinema? No. Non per noi Cicale, almeno. E non è una questione di trama o di genere.

I film che amiamo, noi li rivediamo. Non una , ma due, tre, quattro volte. In vacanza o in città, con l’amica o il fidanzato che ancora non l’ha visto, per la pura gioia di condividere la visione di qualcosa che ci è piaciuto con le persone a cui teniamo. In casi come questi, ve lo assicuriamo, il genere non conta: abbiamo rivisto film d’amore e dell’orrore, thriller e spionaggi, storie d’amore e tragedia. Come i passi di un libro che sottolineiamo per andarli poi a rileggere con calma,  o una canzone di cui conosciamo le parole. Claudia, ad esempio, non sa dirvi quante volte ha sospirato davanti Il Paziente Inglese, al Dracula di Bram Stoker, Seven, In nome del Papa Re, e potrebbe andare avanti per ore.

Perché questo lungo preambolo, direte voi? La risposta è semplice. I film presentati quest’anno ai David 2016, non sono lavori finto impegnati che lasciano nello spettatore l’amaro in bocca e il desiderio di non rivederli mai più. Tutto il contrario. Il grande Cinema, insomma, sta tornando.

Ma vediamo, nel dettaglio, cosa pensiamo dei film usciti vincitori dai David di Donatello del 2016.

Youth

youth david 2016

Claudia, sapete, anni fa lesse la Montagna Incantata di Thomas Mann. Un libro enorme, letto di notte. Qualcosa, dell’essenza di quell’opera così particolare, è rimasta, sfuggente come lo sguardo chirghiso di Clavdia, e ritrovarlo in Youth è stata una felice sorpresa. Il sanatorio che ispirò il Mago diventa una casa di riposo per anziani benestanti dove, analogamente al romanzo, si viene per curare il corpo malandato (dalla tisi o presunta tale per Mann, dai disturbi dell’età anziana per Sorrentino) ma, principalmente, per sfuggire ad un mondo da cui è più facile estraniarsi, rifugiandosi in un luogo senza tempo e fuori dalla realtà – la Montagna Incantata, appunto.Pur mantenendo soluzioni già viste ne La Grande Bellezza, Sorrentino riesce a raccontare una storia di rara e delicata bellezza, aiutato dalle splendide interpretazioni dei magistrali Micheal Caine ed Harvey Keitel. La giovinezza, che dà il titolo al film, è il ricordo di un amore mai dimenticato, è il ritratto di come eravamo, quando le passioni ci investivano con la forza, ma è anche il desiderio e l’impulso di vivere impossibile da spegnere anche quando la morte si avvicina. La giovinezza del titolo, dunque, si fa sinonimo di un istinto creatore che le convenzioni sociali e l’età avanzata non possono spegnere. I due protagonisti del film, amici d’annata, sono rispettivamente un compositore e direttore d’orchestra in pensione (Caine) e un regista impegnato nella realizzazione del suo ultimo film (Keitel), sorta di testamento spirituale.

Bridge of spies

david 2016

La palma di miglior film straniero, ai David 2016, è andata all’ultima fatica di Spielberg. Dicono in giro che sia un film eccessivamente retorico, un po’ troppo americano. Beh, date retta alle Cicale: non è vero. Semplicemente, Spielberg replica se stesso nel modo migliore di tutti, raccontando una storia vera, fatta di uomini coraggiosi, ma normali, eroi di tutti i giorni, forse per questo un po’ più grandi.

Il racconto dei racconti

david 2016

Coraggioso. Questo è il primo aggettivo che ci viene in mente pensando all’opera di Garrone. Il regista, com’è noto, ha scelto di raccontare alcune fiabe contenute nella raccolta di Basile; l’effetto finale è quello di un film che sembra un fantasy d’altri tempi, degli Anni Ottanta per l’esattezza. Rifiutando la patina splendente cui ci ha abituato il cinema d’oltreoceano con la saga del Signore degli Anelli, ci ritroviamo davanti ad un’opera in cui tutto, oltre ad un sapore irrimediabilmente vintage e artigianale, ci trasporta nel clima senza tempo delle fiabe (sebbene costumi e ambientazioni ricordino molto quelle del XVI e XVII secolo, periodo, appunto, in cui vide la luce la raccolta originale di Basile).

Ciò che, tuttavia, più ci ha incantato di questo film particolare e bellissimo, sono state le storie. Fiabe, per l’esattezza. Il coraggio di una simile scelta, la bellezza che solo racconti di questo genere possiedono, la loro capacità di esprimere i bisogni che sempre accompagnano l’essere umano descrivono solo in parte un film convincente e ben strutturato, pur nell’alternanza di storie che, alla fine, riescono a ricomporsi per formare un unico affresco.

Lo chiamavano Jeeg Robot

jeeg robot locandina david 2016

Locandina

È stato, con merito, il grande trionfatore della serata, come in qualche modo pronosticato dalle Cicale in tempi non sospetti. Il film è ben fatto, ma soprattutto è coraggioso. Si distacca da tutto quello che è stato fatto in Italia negli ultimi anni a livello cinematografico, strizzando l’occhio ai fumetti e al cinema d’oltreoceano. Poi ci mette dei bravi attori, quattro, che stracciano tutti gli altri e si portano a casa la statuetta per il miglior attore e la migliore attrice protagonista e per i due non protagonisti.

Il grande escluso ai David 2016: Non essere cattivo

Nonostante le numerose nomination ai David 2016 il film di Caligari ne ha ricevuto un solo, quello per il fonico. Ma perché? Questo le Cicale non riescono proprio a spiegarselo. Hanno visto il film e se fosse altro potremmo dire che l’hanno fatto tutto d’un fiato. Non essere cattivo è pura poesia, ti fa restare attaccato allo schermo, raccontandoti una storia che non ha nulla di eccezionale. Ma lo fa con garbo, senza scalpitare ma nello stesso tempo scendendo veramente nel profondo. La storia è ambientata negli anni novanta ad Ostia, Roma, e ha come protagonisti un gruppo di giovani tossicodipendenti. È una sorta di Trainspotting all’italiana, meno crudo, meno violento, con dentro Pasolini, il neorealismo e il verismo. Sì, proprio così. Sara, appena uscita dal cinema ha detto: “Questo è un Pasolini post-post-pasoliniano. È un film come forse lo avrebbe fatto lui.” Quel forse è d’obbligo, ma tutta questa poesia scelta per raccontare la cruda realtà ricorda Pier Paolo, De Sica, Verga. Probabilmente si tratta di un parallelo azzardato, ma se immaginiamo una lunga linea che dall’Ottocento arriva ad oggi, una linea formata da puntini quali il racconto degli ultimi, l’occhio non giudicante e indagatore del narratore e una disarmante lirica di fondo.

non essere cattivo david 2016

In Caligari c’è Ostia, quella vera, ci sono gli anni 90, quelli veri, ci sono gli sguardi, i visi e tante debolezze umane. C’è il mare d’inverno, non specchio luccicante e azzurro, ma grigio e freddo, potente e malinconico.

Come in Jeeg, poi, ci sono gli attori. Erano anni che un attore italiano non bucava veramente lo schermo, che non sapeva prestarsi con un solo sguardo al senso vero della recitazione. In un colpo solo, ci pare di averne trovati due della nuova generazione, Borghi e Marinelli.

luca marinelli alessandro borghi david 2016

Guardate le lire!!!!

Il primo lo troviamo nel film di Caligari e in Suburra di Sollima, il secondo qui e in Lo chiamavano Jeeg Robot. Visto che siamo fuor di scientificità e che in quanto Cicale prendiamo spesso posizione ci tocca dirlo: ci piace da morire Luca Marinelli.

In Non essere cattivo è intenso, disperato, rabbioso e il suo personaggio mostra una spiccata sensibilità nei gesti, ma anche nella violenza. In Lo chiamavano Jeeg Robot è un villain, un cattivone che spacca le teste degli avversari. Ma è anche un clown, un cantante da quattro soldi.

Luca Marinelli david 2016

E poi è un Joker, si trasforma, e così conciato riesce a far ricordare in lontananza, sullo sfondo, ad alcune atmosfere alla Arancia Meccanica.

luca marinelli david 2016

Queste dunque, signore e signori, le nostre considerazioni. Se non avete visto i film di cui vi abbiamo parlato, vi preghiamo, fatelo. Troverete un cinema d’eccellenza ad aspettarvi. Se, come noi, li avete visti e amati – o anche odiati, perché no, fatecelo pure sapere.

Vostre,

Cicale

Claudia & Sara

2 Commenti

  1. daniela 23 aprile 2016
    • Cicale Chic 23 aprile 2016

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