Lo chiamavano Jeeg robot: un eroe tutto italiano

Jeeg va, cuore e acciaio

Jeeg va, cuore e acciaio

Cuore di un ragazzo che

Senza paura sempre lotterà…

 

Sono passati i tempi bui nei quali “No, ma che ti vedi un film italiano al cinema?”, “Io i soldi non ce li butto proprio”, “Ma che, per vedermi un’altra bella storia di sessantottini stanchi?”.

Diciamoci la verità, durante al nostra gioventù era quasi disdicevole andare al cinema per vedere un film italiano o almeno, l’astio era molto diffuso. Molti di noi disdegnavano a ragione il cinepanettone, neanche lontano parente di quella che era stata la commedia all’italiana, guardavano i vari film che lagnavano l’insoddisfazione di una generazione sessantottina delusa, depressa, ma non ci si riconoscevano affatto.

A piacerci erano i film cult, a tratti anche i colossi americani, quando ci siamo finalmente liberati dall’odio viscerale per l’imperialismo d’oltreoceano. Che poi, diciamoci la verità, a livello intellettuale abbiamo sempre e molto subìto. Che il signore salvi il cinema e la letteratura americana, non gli unici certo, ma sicuramente un tassello importantissimo della nostra formazione.

Parlo per me personalmente, che credo di non aver quasi mai visto un film italiano al cinema e anche quando volevo fare l’impegnata, lo facevo sempre comodamente dal divano di casa. Lo scorso autunno sono rinata, e ho in poco tempo contribuito nel mio piccolo al finanziamento del cinema nostrano, guardando e invitando altri a guardare. Intendiamoci, nonostante i problemi avuti in gioventù, sono sempre stata una fanatica di cinema italiano. Mi ricordo quando ai tempi delle medie, comprai in una bancarella un libro dettagliatissimo sulla commedia all’italiana o quando, l’altro ieri, sono andata a rileggermi il palmares degli Oscar. Andate anche a voi e vedrete di quanto orgoglio ci hanno ricoperto i nostri attori e registi.

Ma torniamo ad oggi e al perché , a parer mio, il cinema italiano sta subendo una svolta piacevole. L’idea è iniziata a maturare quando ho visto Non essere cattivo e poi, a distanza di qualche giorno, Suburra e mi è stata confermata ultimamente, davanti alla proiezione di Lo chiamavano Jeeg Robot.

jeeg robot locandina.

Locandina

Bei film, non boriosi e capaci di lasciarsi ispirare sia dai colossi hollywoodiani che dal cinema  di casa nostra. A corollario del tutto, alcuni degli attori più bravi e interessanti del panorama cinematografico, alcuni piacevoli sorprese esordienti. Oggi vi parlerò dell’ultimo in ordine d’uscita, Lo chiamavano Jeeg robot di Gabriele Mainetti. Successo al botteghino, 16 candidature ai David di Donatello e, pensate, cinque anni di questua da parte del regista presso i produttori. Gli dicevano che il film sarebbe costato troppo e che agli italiani non piacciono i film di supereroi. Dicevano.

La trama

Enzo Ceccotti è un ragazzo di borgata, vive a Tor Bella Monaca e si mantiene rubacchiando qua e là. Un giorno, inseguito dalla polizia, cade nel biondo Tevere ed è lì che inghiottendo e permeandosi di chissà quale sostanza miracolosa acquisisce una forza sovraumana. Inizialmente la sua forza viene utilizzata per migliorare e ampliare la sua attività di ladro, permettendogli di farlo indisturbato e con successo. I suoi colpi diventano noti e lui diventa un eroe delle folle, un mito.

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La street art in omaggio a Jeeg, eroe degli ultimi

A turbare la sua apparente quiete, però, arriva l’incontro con una fanciulla, Alessia, figlia di un criminale morto durante un colpo al quale anche Enzo aveva partecipato. La ragazza diventa la sua compagna, nel bene e nel male, ed è per difendere lei che l’esistenza del novello Jeeg incrocia quella dello Zingaro, criminale spietato e con la passione per il canto e la musica italiana pop – forte di una sua partecipazione giovanile al programma Buona Domenica. Lo zingaro farà di tutto e infine riuscirà a farsi svelare il segreto della forza da Jeeg. Il resto è il finale, e ve lo risparmio, sperando di farvi venire la voglia di mettervi davanti allo schermo.

I personaggi

Jeeg: l’antieroe che si fa eroe

claudio santamaria jeeg robot

Il fisicaccio di Santamaria, ingrassato di 20 kg per interpretare Jeeg!

Claudio Santamaria ci piace. Ci piace perché è un bell’uomo e perché con persone come lui, c’è più gusto ad essere romani. In questo film Santamaria è sempre sullo schermo ed è presente senza invadenza, selvaggio e triste. Riesce perfettamente ad esprimere una certa inettitudine, l’arte di arrangiarsi portata all’estremo, ma allo stesso tempo l’incapacità di andare oltre. All’inizio, anche dei superpoteri non sa che farsene, se non qualche colpo per comprare l’attrezzatura per meglio vedere i film porno, antidoti ad una solitudine  che pare monolitica. Enzo/Claudio è un tutt’uno con la sua periferia, con Tor Bella Monaca, Torbella, TBM, come la chiamano i giovani da quelle parti, e ne porta tutti i drammi in una pesantezza, anche fisica, che si trascina addosso e lo schermo ci amplifica. Ad un certo punto sembra di sentire l’odore della sua casa trasandata, del suo sudore e del suo divano vecchiotto.

jeeg robot claudio santamaria

Enzo a casa

È bravo Santamaria, e il suo eroe è prima un disadattato, poi quasi un innamorato e infine l’eroe dei cartoni, quello che tutti ci aspettiamo.

 

Alessia, la donna di Jeeg

Il titolo di questo paragrafo non è propriamente adatto, più vicino alla realtà sarebbe “Alessia, la donna che crea Jeeg”. Come in un lontano archetipo della donna che crea e modella, la madre che si fa portatrice dell’origine, così la giovane e indifesa Alessia rende il supereroe consapevole del suo potere e del potenziale positivo che porta con sé.

ilenia pastorelli jeeg robot

Alessia con il suo dvd di Jeeg Robot d’acciaio

Alessia è una ragazza problematica, resta orfana di madre in tenera età ed è figlia di un criminale. Come se non bastasse, nella casa famiglia che l’ha accolta nei periodi più bui della sua infanzia (morte della madre e incarcerazione del padre) subisce violenze sessuali. Ne esce distrutta, totalmente convinta che Jeeg esista e dipendente dai dvd del noto cartone animato. L’incontro con Enzo sembra la soluzione a tutto, la svolta decisiva che la porterà a una vita di amore e normalità. E invece no, o almeno non totalmente. Il finale dell’incontro non sarà positivo per lei, ma lo sarà per i suoi sogni e per Enzo. Lei troverà il vero Jeeg, quello buono, che li salverà tutti e darà all’eroe una ragione per palesarsi e agire. Ilenia Pastorelli, che dà il volto ad Alessia, riesce benissimo in un ruolo dove la sua bellezza non del tutto convenzionale è funzionale al personaggio. L’attrice romana ha inoltre il merito di aver dato profondità e dramma ad Alessia che avrebbe potuto essere solo di contorno, se non interpretata a dovere. Stupisce ancora di più per il fatto che Pastorelli è alla sua prima apparizione su grande schermo e con la stessa ha già ottenuto la candidatura al David 2016 come miglior attrice protagonista. Speriamo che ci dia prova della sua bravura anche in futuro.

Luca Marinelli e/o una bellissima conferma

Luca-Marinelli jeeg robot

Lo zingaro

Se Santamaria è l’antieroe che diventa eroe buono, se rappresenta inizialmente lo stallo, Marinelli è il cattivo in principio dinamico, ma sanguinario e ambizioso oltre ogni limite. La canzonetta e il crimine lo rendono un personaggio a tratti comico, ma terribilmente vero nella sua umanità. È probabilmente un sociopatico, che non ha paura di spaccare la testa a chi non gli risponde a dovere, ma è debole con i forti, pauroso quando è lui a soccombere, e tremendamente ridicolo nelle sue ambizioni artistiche. È reale nel pianto, è schizofrenico nello sguardo ed è umano nella volontà di emergere. Non conoscevo Marinelli prima dello scorso autunno, quando l’ho trovato eccezionale in Non essere cattivo. Adesso questa sua interpretazione da Joker di periferia me lo fa annoverare tra gli attori italiani che preferisco: ironico, trasformista, drammatico. Dà l’impressione di avere sempre in mano la situazione, sa quello che fa e lo sa fare. E poi, pare che tra poco uscirà il vinile della colonna sonora e potremo godercelo, come nel film, anche come cantante.

La realtà e la fantasia, in una Roma finalmente da grande schermo

Mainetti in questo film fa una cosa che precedentemente era riuscita a pochi, o forse in pochi ci avevano provato. Riesce a realizzare una favola moderna con tutti gli elementi al punto giusto: i buoni, i cattivi, la crescita interiore – quasi redenzione, la salvezza dalla tragedia, la riscoperta dei rapporti umani. Jeeg è un supereroe e come tutti i suoi colleghi, ci è diventato in un modo irreale e inspiegabile.

Ma la bravura del regista è stata quella di dare a una favola la giusta contestualizzazione nella Roma dei nostri giorni. L’equilibrio tra realtà e fantasia è molto vicino alla perfezione. Gli attori sono romani, la città è quella che si vive, quella delle periferie e del disagio. Ma non è una visione pietista, né giudicante. Non si parla di corruzione indissolubile, no, qui c’è una voce che ci dice che si può essere brutti, sporchi e cattivi, ma riemergere dal lerciume del Tevere con la veste del supereroe. Al tempo stesso le immagini e le battute sanno descrivere e ironizzare. Alcuni spezzoni sono al limite del comico, divertenti e sprezzanti sia della drammaticità del contesto sia degli elementi di fantasia. Ed è soprattutto in questi momenti che viene da pensare a quanto la lezione Hollywoodiana sia stata ben studiata, assimilata e poi rivenduta in una salsa italica niente affatto banale.

Jeeg robot

Lo sguardo di Jeeg su Roma, nel finale

E poi c’è Roma, che dalla Grande Bellezza in poi ha ripreso il ruolo che le spetta nel cinema, sia quello di bella impossibile che quello realistico dei problemi. Ma va bene così, perché il cinema, come la letteratura, è sempre presa di coscienza e speranza.

Sara

 

PS. Vi eravate abituati a delle Cicale più critiche, ma stavolta la Cicala Sara si è perdutamente innamorata. E, come spesso accade, si vergogna un po’ di questa sua passione cieca. Ma quando una cosa è bella, è bella.

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