Maturità: quando la facevano le Cicale

In questi giorni c’è la maturità e tutti, anche quelli che non l’hanno mai fatta, non fanno che parlarne. Allora perché non noi, Cicale che si sono maturate 13 anni fa, che amano prendersi in giro e che nell’ironia vintage e revival trovano sempre e comunque campo fertile.

Ecco, perché non anche noi? Neanche ci siamo finite di porre reciprocamente la domanda che una delle due stava già scrivendo e rimembrando.

Cominciamo dal contesto. In quella ormai lontana estate, tutte le divinità avverse alle Cicale si coalizzarono, rendendo possibile un’ondata di caldo epocale, che colpì l’Europa nei primi giorni di agosto, ma che a giugno e luglio era stata già abbondantemente annunciata.

maturità estate2003

Non si capisce nulla, ma come immagine ci sembra significativa.

E non solo, si era già fatta viva, rendendo le pagine dei libri facilmente incollabili alle mani già sempre sudaticce degli adolescenti, il che rendeva quasi impossibile, ma sicuramente fastidioso, lo studio in gruppo. E fossero state solo le mani il problema. Gli adolescenti sudano ovunque, hanno quel mefistofelico odore che forse all’interno del branco non sempre si sente, ma agli adulti li fa uscire pazzi. Ma non vorrei indugiare su questo discorso, altrimenti rassomiglio ai miei coetanei di oggi che non fanno che lamentarsi di quelli che non si lavano le ascelle sui mezzi pubblici. Bella la vostra protesta sociale, mi intriga e mi fa sempre più venir voglia di unirmi alle proteste da tastiera che, in quel 2003, erano appena agli albori.

Chiudiamo il cappello sul caldo invitandovi a leggere pagine tipo questahttps://it.wikipedia.org/wiki/Ondata_di_caldo_dell%27estate_2003#Italia o a digitare semplicemente “estate 2003” e capirete in quale stato pietoso si trovavano le giovani Cicale alle prese con la maturità.

Notte prima degli esami, di Venditti e tutto il resto

Venditti è quel cantante del quale, anche se non ti piace, ma sei di Roma, conosci quasi nel dettaglio la discografia. È un motivo geografico, ma anche generazionale e di furbizia dello stesso. Generazionale, perché tra gli anni 80 e 90, quando le Cicale erano pulzelle, Antonello dava ancora il meglio di sé e di furbizia, perché ha saputo cogliere momenti della vita delle persone, nomi, situazioni, che per forza di cose ti fanno ricordare le sue canzoni.

venditti maturità

na… nanananana… nanana…

Tanto per citarne alcune: Usare sempre Roma, Sara, Giulia, nata sotto il segno dei pesci ecc. e poi la scuola, con “Compagno di scuola” (compagno di niente) e soprattutto “Notte prima degli esami”. Ora, se fai la maturità puoi scordarti a casa la penna, ma di certo non potrai mai dimenticarti, in quei giorni e in quella notte, di ascoltare quella canzone. Triste e malinconica come poche, empatica, o semplicemente martellante, ad ogni giugno italiano che si rispetti.

La possiamo canticchiare anche ora, a più di un decennio, ma noi cerchiamo di farlo poco, perché “Claudia non tremare, non ti posso far male”, a noi ci mette ansia. Non bastava il “Sara, svegliati è primavera” ad Antonello bello, no, lui ha un debole per le Cicale ante Cicalam che fa paura. Ma prima o poi gli chiederemo il perché, tranquillissimi.

Comunque, per tornare a noi e rinfrescarvi le nostre cicalose bio, nella torrida estate del 2003 Claudia e Sara non si conoscevano, e sudavano ai lati opposti di quella Roma ormai neanche più tanto vendittiana. Tanto nel 2003, oltre al Venditti di rito, sulle radio impazzavano le note di Obsesion degli Aventura e La canzone del capitano di DJ Francesco (erano anni che sognavo di scrivere una frase del genere). Le Cicale, dal canto loro, ascoltavano Carmen Consoli, i Tiromancino, i Subsonica, Morgan e i suoi Bluvertigo e poi De André e tanto tanto sano rock.

maturità obsesion

Sono loro, per chi ne avesse nostalgia o li avesse rimossi.

La Cicala Sara vittima delle mode e dello sturm und drang adolescenziale

Nella testolina della Cicala Sara, anche nei giorni della maturità, vagavano in mente una serie di cose, quasi tutte legate alla sua manieristica rivoluzione giovanile, all’odio per il sistema (soprattutto scolastico), per la sua professoressa di matematica e fisica. Il tutto con in sottofondo della canzone di Venditti.

Eh sì, Perché “la matematica non sarà mai il mio mestiere” le sembrava una frase degna di essere scritta sul diario ed anzi, ancora di più, le sembrava utile stampare tutto il testo della canzone e commentarlo con simpatici disegnini e chiose sue e dei suoi compagni di classe.

maturità venditti

Notare la sobrietà dei soggetti raffigurati

E così scopriamo che i ragazzi non erano 4, ma 25, e che non solo pianoforti e chitarre, ma si pregiavano anche di un basso (e di un bassista) nella loro compagine. Tutto questo per dire che la canzone è stata evocativa, aiutava anche lei e loro, nell’elaborazione collettiva di grande momento di crescita. In uno scritto della notte prima del 18 giugno 2003 e della prova d’italiano, la nostra piccola Sara scriveva, in un quadernetto che lei e i suoi compagni avevano portato nei campi scuola e dove avevano scritto ricordi e battute:

“è quasi mezzanotte… non ce la faccio ad andare a letto… ho riletto con piacere tutto questo quaderno e vi giuro ragazzi, nonostante tutto vi voglio un po’ di bene. Un po’ a tutti… e mi dispiace che ci apprestiamo alla fine. È mezzanotte: L’inizio della fine!”

Allora, analizziamo questo misero scritto tardo adolescenziale del soggetto, che mostra innanzitutto desideri e velleità letterarie, credendosi custode della fine del percorso, e autorizzata a porre la parola fine con qualche espressione melensa. Subito mette in chiaro una cosa, che il peso della nottata è troppo grande, insostenibile, e quindi si autoimpone un’insonnia che ancora oggi non conosce. Per non parlare di quell’altezzoso “voi ragazzi”.

Questo solo per introdurre una cosa che nel mondo duro e crudo dei duri e crudi adolescenti non ha spazio, l’affetto manifesto. Tra le amichette è tutto un amore, sorella, tivorròbenepersempre, cometenessunomai, e pure gli amori sono sempre devastanti di sentimenti mai vissuti. Eppure l’affetto, vero, quello sincero ed esternato con frasi chiare, è quasi sempre assente, quasi disonorevole. Qui il soggetto si scioglie, che tanto siamo arrivati alla fine, gli posso dire pure che gli ho voluto bene a questi qua che mi hanno sopportato per cinque anni. E glielo dico così, quanto tanto è l’inizio della fine. L’apocalisse in mezza, subito dimenticabile, riga.

maturità apocalisse

Diapositiva di alcuni maturandi.
Credits by http://www.martinodolci.it/giovane-arte-bresciana-2009.html

Il soggetto si sente unico, sofferente, ma tanto sta sulla stessa barca di tutti gli altri. E fa caldo, le mani si appiccicano pure sul quadernetto. Il diario scolastico ormai non serve più. Ma siete mezzo milione, tutti nell’età della maturità, cominciate ad abbandonare quest’idea anacronistica di unicità. E non spaccherai nessuno e niente, non almeno nel senso più fisico e materiale del termine.

Non abbiamo foto e video delle Cicale in quella serata, ma ce le immaginiamo più o meno così, come il leggendario Lorenzo di Guzzanti:

La prima prova, ‘na passeggiata

Sfogliando il diario della Cicala Sara si capisce subito una cosa. La bimba leggeva, eccome. E aveva già un suo gusto: Marquez, Neruda, Wilde su tutti. Poi ascoltava, oltre ai già citati, dei vecchi De Gregori narranti storie e intanto si appuntava le frasi più carucce di Schopenauer. Insomma, con la prima prova giocava in casa, le parole erano sempre state il suo pane quotidiano.

E chi ti esce alla prima prova di questa apiccicaticcia maturità? Un’opera teatrale sconosciuta di Pirandello, che tu fai. Scegli il tema di letteratura anche perché ti senti una figa rivoluzionaria, incompresa, e quindi dei temi di attualità e di storia hai paura, perché il potere reazionario dei Prof. è lì pronto a tarparti le ali e a far tutta una critica del tuo capolavoro. Per ora rimani nelle retrovie, fai quello che sai fare, il tempo per guidare le folle e scrivere quello che ti piace arriverà.

Le sei ore più intense e piacevoli di questa vita lunga 19 normalissimi anni sono tutte tue, vai e scrivi, che la prof di matematica almeno qui non potrà mettere bocca.

Dall’altra parte di Roma, però, un’altra ragazzetta aveva scelto proprio Pirandello. Ebbene sì, la vostra Cicala Claudia, in quel torrido mercoledì 18 giugno 2003. L’aveva rimosso, questo va detto. Ha dovuto ritirare fuori il diario segreto, che ha giurato e spergiurato di non riaprire mai più. Un crocicchio di medie, ipotesi, schemi, esegesi dei punti assegnati agli scrutini e di possibile futura assegnazione, ma anche di melodrammatiche litigate col fidanzatino già all’Università. Ed ecco, in mezzo a scritte colorate con i pennarelli immancabilmente rosa e viola – è proprio vero, certe cose non cambiano mai, e immagini in superdeformed/manga style di me medesima meco, comparire alcuni giudizi su quello che, allora, fu di vitale importanza.

Dal diario secondo la Cicala Claudia (siamo ironiche, ve lo ricordate?)

“Temo che il mio compito sia banale… certo, non è una delle cose + [nel testo, sic] belle che ho scritto, ma neanche la più brutta, credo: o no? Comunque, ormai è andata.”

La capacità critica della Cicala Claudia, va detto, già allora era in erba. Si alimentava di telefonate, squilletti e messaggi alle amiche più care ma c’era sempre, sotto, il dubbio a roderle l’animo. Sarà abbastanza bello, il compito? Intrigante, il pensiero esposto? Lo avrebbe pensato pure se avesse scritto l’opera più bella del mondo, statene certi, ma allora, come diceva la Cicala Sara, ogni cosa si ammantava della disperazione della prima volta e dell’ineluttabilità del fato, e quel povero ragazzetto che la sopportava nelle sue melanconiche drammaticità meriterebbe ora perlomeno un abbraccio. Aveva ragione su tutto, ma tanto non lo saprà mai – del resto, una certezza è che non ci legge.

E lei, Claudia, stava lì a domandarsi disperata che ne sarebbe stato del suo destino, neanche fosse stata la principessa Leia Organa prigioniera nella Morte Nera, in quel giugno orrendamente caldo dove aveva installato una succursale della sua scrivania sul balcone di casa. Ma tanta melanconia, questa ragazza, da dove la pigliava? Goethe, principalmente, col Faust in una vecchia edizione economica rilegata d’azzurro, e i poeti maledetti: Baudelaire, Rimbaud, Verlaine. E ancora, un pizzico di Foscolo italiano, Edgar Allan Poe come se non ci fosse un domani, Dostoevskij con Delitto e Castigo – nacque al liceo, l’amore per il grande romanzo russo dell’Ottocento, ch’ancor non mi abbandona.

La seconda prova della maturità: matematica allo scientifico, latino al classico e inglese al linguistico

Io questa frase la odio. Mancano pochi giorni e tutti i nostri piacevoli tg nazionali la ripeteranno, come se nulla fosse (al massimo uscirà greco, come quest’anno). Anzi, perché nulla è, è quasi sempre uguale da quando ne ho memoria e mi urta, mi urta perché mi ricorda quella terribile mattinata della caldissima estate del 2003, tutta afa e ansia.

Di quella giornata oggi ricordo dei foglietti infilati nei calzini, di qualche prof che provava a fare il messaggero tra un banco e un altro in quell’enorme corridoio che pareva infinito.

La seconda prova, anche dall’altra parte di Roma non è che questo – banchi in fila in palestra, teste chine, sguardi concentrati, la penna che scorre febbrile.

La terza prova

Anche detta: materie a caso in un mix di domande diaboliche. La Cicala Sara ha ben pochi ricordi del terzo giorno di maturità e della preparazione che ve ne fu, su tutti il caldo africano che toglieva il respiro (più di quel ragazzo che le piaceva, ma che ha già dimenticato da un pezzo. Grandi amori).

I due ricordi maggiori sono il tam-tam di avanguardistici sms a prova di intercettazione, nei quali scorrevano voci sulle materie, e in seguito – nel giorno fatidico – una domanda di storia su Gandhi e la decolonizzazione. Ma di questo secondo ricordo non sono certa, quindi non vene parlerò.

Il primo è molto più interessante invece, intanto per i potenti mezzi di comunicazione che allora ci accompagnavano. I nostri cellulari che hanno fatto la storia, soprattutto gli Alcatel dalle sinuose linee e i colori antiestetici, cominciavano a cedere il loro scettro ad altri modelli, ma erano presenti per queste ultime vitali imprese.

maturità alcatel

Un reperto rinvenuto dalla Cicala Sara

Telefonate veloci e sms, che allora pesavano parecchio sui nostri portafogli. A guidare gli scambi erano un gruppo di studenti eletti, che a quanto pare avevano il numero della prof. di italiano, la spia. Lo scandalo era forte, avevano il numero di una terribile matusa, per di più nostra educatrice. Ma quelle informazioni ci servivano e allora non facemmo parola dello scandalo ripugnante e muovevamo le nostre dita (sempre sudaticce) su quei tasti curvilinei simil-Beghelli, che facevano veramente troppo maturità.

Per il resto il vuoto, so solo che passai la terza prova senza infamia né lode, consapevole di essere quasi arrivata alla fine di cui parlavo in quei testi melanconici di dubbio gusto.

storia

Claudia, per una di quelle ingiustizie divine, prese solo 8 a storia e non 9 come meritava.

Claudia, invece, ricorda con esattezza l’aula e il posto perché, quel giorno fatidico, avvenne una cosa sorprendente, allucinante. Il suo professore di filosofia, che pareva sempre tra le nuvole e sembrava far fare tutto tranne la filosofia, aveva pensato per la classe un programma eccezionale. Certo, seguiva il programma ministeriale, per carità, ma una grandissima attenzione era stata rivolta alle grandi filosofe femministe del Ventesimo Secolo. E quindi, tutte noi – sì, la classe di Claudia era di sole donne, ci preparammo su Hanna Arendt e Simone Weil, Simone de Beauviour e Mary Wallstonecraft. E invece, quel menagramo del presidente di non ricordo cosa, decise di cambiare la mattina stessa della fatidica prova le domande. Schopanauer fu scelto, e quell’anima pia del professore di filosofia ci aiutò come poté.

La prova orale

La prova orale, come il voto orale e tutte le altre espressioni nelle quali compaia questo aggettivo hanno una particolarità. Sono difficilissime da pronunciare durante l’adolescenza, quando ogni minima parola che richiami anche in senso lato un qualsivoglia atto sessuale genera commenti di cattivo gusto, imbarazzanti, sgradevoli soprattutto per le fanciulle. Ma con una sola eccezione, la prova orale dell’esame di maturità, nei pressi della quale hanno tutti ben altro a cui pensare. È da qui, molto probabilmente, che il benaltrismo ha avuto origine o l’ha, ogni volta che un buontempone prova a farlo e gli si risponde: “Aho, ma la smetti? Qui i problemi sono benaltri! Kant, per esempio.” E giù insulti pesanti, quelli sono comunque sempre ammessi e persino ben accetti, tra i giovani.

La Cicala Sara, nell’estate che si faceva sempre più torrida, ebbe una botta di fortuna delle sue solite. In genere per decidere l’ordine delle interrogazioni si estrae una lettera, in quel caso venne estratta quella subito dopo quella del suo cognome. Questo per dire che venne interrogata per ultima, l’ultimo giorno, nelle ore più calde, al cospetto della commissione interna, come si era cominciato a fare da pochi anni a quella parte.

Forse per la vicinanza temporale con l’oggi (rispetto al primo interrogato che era già al mare praticamente sto ancora lì), ma questa è la prova il cui svolgimento la Cicala Sara ricorda meglio di tutte. Il mitico professore di storia dell’arte seduto a fianco e non schierato come tutti gli altri davanti, le domande sulla Baia dei Porci, il bicchiere d’acqua caldissimo offerto dalla commissione interna.

L’esatto opposto avvenne dall’altra parte di Roma. Venne scelta la lettera subito prima della Cicala Claudia, e lei, il 26 giugno del 2003 alle ore 11,15 a.m., ufficialmente aveva finito gli Esami di Stato. Tesina sulla follia, Pirandello con l’Enrico IV, Seneca e il De ira in Latino, Amleto per Inglese, Goya in Arte. La Cicala ricorda in maniera puntuta la terribile domanda di Diritto che, sola, valse tutto l’esame. Si guardarono negli occhi, lei e la terribile prof: “per favore,” lei disse, “pensaci.” E Claudia rispose, e rispose bene, ed è una delle poche cose che ricorda di quel giorno, oltre all’outfit. Siamo sempre Cicale Chic, che credete. T-shirt molto graziosa bianca, pantalone di lino color verde militare, scarpa da ginnastica scura. Non volle parenti, ricusò persino il fidanzato. O meglio, gli disse “non venire, mi potrei agitare.” Sperava, in cuor suo, che lui facesse una di quelle cose melense, come in quella pubblicità dove, durante una riunione assai formale, una ragazza vede comparire il proprio moroso travestito da coniglio del Drive In pronto a farle una serenata. L’altero moroso, in quanto maschio, non recepì il messaggio subliminale. Capì che non doveva venire e basta e, difatti, non venne. Da quel giorno imparai che, se volevo che facesse qualcosa mi conveniva dirglielo e basta, fosse anche fissare una vetrina. Vedo un oggetto che mi piace? Non aspetto che sviluppi poteri subliminali per leggermi nel pensiero – cosa che, oltretutto, sarebbe oltremodo inquietante, ma glielo indico e dico: “vedi quella cosa? Alla prossima ricorrenza, sappi che mi piacerebbe riceverla.” E stop.

Il gran finale e il futuro

immagini diario claudia

Tutte le immagini presenti in questo articolo provengono dall’Archivio Privato delle Cicale Chic

Come ogni gran finale che si rispetti le nostre Cicale trionfarono e passarono un’estate tremendamente ordinaria ed adolescenziale, con Obsesion nelle orecchie e tanta voglia di andare all’Università. Loro ancora non lo sapevano, ovviamente, ma è proprio lì che poi sarebbe nato tutto questo.

Non sapevano quasi niente di quello che sarebbe stato e tutta la paura la nascondevano, forse anche inconsciamente, nelle birre bevute d’esate in spiaggia, nei programmi universitari incomprensibili, nelle infradito che spopolavano come calzature ammazzacalura, negli ideali politici e nei miti letterari, nelle gite in macchine polverose e senz’aria condizionata e nei vestitini a buon mercato.

Tutto per un nuovo, grande inizio.

Grazie a tutti voi per essere arrivati fino in fondo nella lettura.

Sempre Vostre,

Cicale

2 Commenti

  1. Emiliana 24 giugno 2016
    • Cicale Chic 24 giugno 2016

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